La Lanterna del Popolo

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Approfittando della distrazione collettiva

il Parlamento aumenta gli stipendi ai Sindaci

Aumenti per "incentivare la politica": mass media muti ... era preferibile che gli italiani non sapessero

 

© - La Lanterna del Popolo (2022)

di Domenico Basile

E mentre la popolazione viene distratta e mantenuta impegnata e concentrata a seguire l'andamento della pandemia di Covid-19, i nostri politici, zitti zitti quatti quatti, non hanno perso nemmeno un minuto per approfittarne confezionando una legge su misura ad esclusivo favore della "casta".

Dopo anni di tagli, infatti, con la legge di bilancio 2022 (Legge n° 234 del 30 Dicembre 2021), il parlamento ha legiferato in maniera completamente opposta con gli artt. dal 583 al  587, aumentando le indennità degli amministratori comunali.

Si tratta di un aumento considerevole che in vari casi giunge perfino a raddoppiare gli importi che venivano precedentemente ricevuti dagli amministratori locali.

Secondo fonti governative sarebbero molte le ragioni alla base di un provvedimento di questo tipo.

Secondo loro, infatti, le indennità eccessivamente basse rappresenterebbero un forte disincentivo alla partecipazione politica a tempo pieno.

Inoltre i sindaci, a maggior ragione dei comuni più grandi, sono figure con responsabilità molto importanti che non dispongono delle tutele giuridiche previste invece per i parlamentari e i membri del governo.

Effettivamente, siamo pienamente d'accordo sul fatto che i sindaci siano fra le figure amministrative più impegnate, dedite a i risolvere i problemi quotidiani delle realtà da loro amministrate.

Tuttavia dopo anni di discussioni sulla riduzione dei costi della politica, stupisce che un provvedimento che interviene su questa materia in modo così significativo sia passato praticamente inosservato.

Al contrario affrontare pubblicamente il tema sarebbe stato forse più onesto e corretto.

Questa poi sarebbe potuta essere anche l’occasione per iniziare una più ampia e compiuta discussione sui veri costi della politica che non sono affatto quelli dell'indennità di onorevoli e senatori.

Non è n caso che il provvedimento sia stato adottato in questo momento: la legislatura, infatti, si avvia verso la sua conclusione e dopo le prossime elezioni saranno molti di meno i seggi disponibili in parlamento.

Prima dell’approvazione dell’ultima legge di bilancio le indennità percepite dai sindaci e degli altri amministratori comunali erano regolate da un decreto del ministero dell’interno del 2000.

E su questa norma di base il parlamento era già intervenuto, prima con la legge finanziaria 2006 (Legge n° 266 del 23 Dicembre 2005, art. 1 comma 54), disponendo una riduzione del 10%, e poi nel 2019 (Decreto Legge n° 124 del 26 Ottobre 2019, art. 57 quater) con un incremento che tuttavia riguardava solo i comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti.

La nuova norma invece prevede, per i comuni delle regioni a statuto ordinario, che l’indennità del sindaco sia parametrata a quella del presidente di regione, in proporzione al numero di residenti ma anche alle funzioni ricoperte dal comune, ovvero se si tratta di città metropolitane, capoluoghi di regione o di provincia.

L’indennità di funzione dei sindaci metropolitani e dei sindaci dei comuni ubicati nelle regioni a statuto ordinario viene quindi parametrata al trattamento economico complessivo dei presidenti delle regioni in relazione alla popolazione risultante dall’ultimo censimento ufficiale.

L'art. 1 comma 583, della Legge Finanziaria 2022 stabilisce che le indennità dei Sindaci cambiano così:

- Città Metropolitane passano dagli attuali 7.018,65 euro lordi a 13.800 euro lordi.

- Capoluoghi di Regione passano dagli attuali 7.018,65 euro lordi a 11.040 euro lordi.

- Capoluoghi oltre 100.000 abitanti passano dagli attuali 5.205,89 euro lordi a 11.040 euro lordi.

- Capoluoghi compresi tra 50.000 e 100.000 abitanti passano dagli attuali 4.596,46 euro lordi a 9.660 euro lordi.

- Capoluoghi fino a 50.000 abitanti passano dagli attuali 3.718,49 euro lordi a 9.660 euro lordi.

- Comuni tra i 100.000 e i 250.000 abitanti passano dagli attuali 4.596,46 euro lordi a 6.210 euro lordi.

- Comuni tra i 50.000 e i 100.000 abitanti passano dagli attuali 3.718,49 euro lordi a 6.210 euro lordi.

- Comuni tra i 30.000 e i 50.000 abitanti passano dagli attuali 3.114,23 euro lordi a 4.830 euro lordi.

- Comuni tra i 10.000 e i 30.000 abitanti passano dagli attuali 2.788,87 euro lordi a 4.140 euro lordi.

- Comuni tra i 5.000 e i 10.000 abitanti passano dagli attuali 2.509,98 euro lordi a 4.002 euro lordi.

- Comuni tra i 3.000 e i 5.000 abitanti passano dagli attuali 1.952,21 euro lordi a 3.036 euro lordi.

- Comuni fino a 3.000 abitanti passano dagli attuali 1.659,38 euro lordi a 2.208 euro lordi.

Tutti gli importi, ovviamente, vanno intesi mensili.

Come vedremo più avanti, poi, partendo dall’indennità del sindaco è possibile determinare le indennità degli altri amministratori comunali (Vice Sindaco, Assessori, etc.), e quindi anche la cifra massima percepibile dai consiglieri comunali attraverso i gettoni di presenza.

Ad ogni modo va precisato che la legge di bilancio non ha introdotto questi aumenti integralmente già dal primo anno, ma secondo una gradualità.

L’incremento infatti verrà applicato nella misura del 45% per l'anno 2022, nella misura del 68% per l'anno 2023 ed integralmente dal 2024.

Quindi a partire da quest'anno ogni anno i nostri amministratori comunali percepiranno un aumento per i prossimi 3 anni

Come accennato, la legge stabilisce l'indennità lorda attribuita ai sindaci in proporzione alla popolazione e alle funzioni specifiche del comune.

Così mentre l'indennità dei sindaci metropolitani è integralmente equiparata a quella dei presidenti di regione (13.800 euro lordi al mese), l'indennità attribuita ai sindaci di capoluoghi di regione è pari all'80% e via via a calare fino al 16% dei primi cittadini di comuni fino a 3.000 abitanti.

Si tratta di un incremento importante, che in alcuni casi comporta un aumento del 160% dell'indennità originariamente percepita dai sindaci (come previsto nel caso dei sindaci dei capoluoghi di provincia fino a 50.000 abitanti).

Tuttavia questo incremento è più modesto per i piccoli comuni (+33% per quelli fino a 3.000 abitanti).

Dunque visto che proprio i piccoli comuni sono la maggior parte, in media la crescita percentuale delle indennità si assesta poco sotto il 50%.

E' il caso della nostra realtà cittadina dove l'aumento dell'indennità di Sindaco aumenterà del 48%.

Infatti, la crescita media delle indennità percepite dai sindaci degli oltre 6.500 comuni di regioni a statuto ordinario è pari al 47,14%.

Il criterio adottato, effettivamente, appare piuttosto lineare, considerando da un lato la popolosità del comune e dall'altro le sue funzioni amministrative, che derivano dall'essere o meno una città metropolitana o un capoluogo di regione o di provincia.

Le nuove indennità, tuttavia, in alcuni casi suscitano perplessità, ad esempio il confronto tra città capoluogo di provincia con popolazione inferiore a 50.000 abitanti e quelle che, pur non essendo capoluogo hanno una popolazione superiore ai 100.000 abitanti.

Nel primo caso infatti l'indennità lorda attribuita al sindaco arriva a 9.600 euro al mese, mentre nel secondo è pari a 6.600 euro al mese, una cifra decisamente inferiore.

Ad ogni modo si tratta di un caso molto raro, infatti, l'unica città non capoluogo di provincia a superare i 100.000 abitanti è Giugliano in Campania.

La Legge di Bilancio 2022 rimanda poi al citato Decreto del Ministero dell'Interno n° 119/2000 (artt. 4 e 5), il quale determina le indennità degli amministratori in proporzione a quella percepita dai sindaci.

Anche in questo caso maggiore è la popolazione, maggiore è la quota riconosciuta agli amministratori.

Gli assessori dei comuni sotto i 1.000 abitanti ad esempio hanno diritto a un'indennità pari al 10% di quella prevista per il loro sindaco, ma ci sono città con popolazione superiore a 250.000 abitanti dove questa percentuale sale invece al 65%.

La Legge di Bilancio 2022, invece, non fa alcun accenno alle somme percepite dai semplici consiglieri comunali, perché come indicato dal Testo Unico per gli Enti Locali (TUEL), i consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di percepire, un gettone di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni.

In nessun caso, però, l'ammontare percepito in un mese da un consigliere può superare un quarto dell'indennità massima prevista per il sindaco, fermo restano che ciascun comune può stabilire l'ammontare di questi gettoni, pur nei limiti stabiliti dalla legge.

Siamo tutti d'accordo sul fatto che il "mestiere" del sindaco è notoriamente complicato, con moltissime responsabilità che, non di rado, possono portare a contestazioni giudiziarie a cui il politico in questione deve rispondere in prima persona.

Quanto accaduto a Carovigno è una prova lampante.

Negli anni infatti sono cresciute sempre più leggi che attribuiscono nuove funzioni ai sindaci, dalle quali possono derivare responsabilità penali ed erariali.

Se poi un amministratore rampante e spregiudicato ci mette del suo le conseguenze sono dietro l'angolo.

Si tratta di una questione che dunque può pesare nella scelta di un politico di correre per questo tipo di carica, a maggior ragione se si considerano le differenti tutele che invece sono previste per i politici nazionali.

Certo confrontare il ruolo di un sindaco con quello di un parlamentare è un'operazione difficile e impropria, perché si tratta di due funzioni del tutto diverse.

I sindaci esercitano una funzione amministrativa, mentre i parlamentari sono dei legislatori.

Ma disporre di un metro di confronto può essere comunque utile per comprendere la scelta di fronte alla quale si trova una persona che, disponendo di un ruolo politico, debba scegliere se partecipare alla contesa elettorale per essere eletto sindaco, oppure a quella per diventare parlamentare, ovviamente sempre che disponga di un bacino elettorale tale da potergli consentire di operare una scelta di questo tipo.

Proviamo però per un attimo ad analizzare le immediate conseguenze di un simile provvedimento.

Come accennato in precedenza, le indennità previste per i Vice Sindaci, gli Assessori e i Presidenti del Consiglio Comunale sono stabilite in proporzione a quella del rispettivo Sindaco, e la somma degli emolumenti che dovranno essere corrisposti al Vice Sindaco, agli Assessori, al Presidente del Consiglio Comunale e ai Consiglieri Comunali è nettamente superiore a quello del Sindaco (dato il numero elevato degli amministratori comunali coinvolti), per cui tali somme incideranno negativamente e in maniera significativa sul bilancio comunale.

Incideranno negativamente anche perchè a tali aumenti non corrisponderà affatto un maggiore stanziamento erariale da parte dello Stato per fronteggiare le maggiori uscite derivanti dagli aumenti deliberati dal nostro caro parlamento italiano.

Ogni comune dovrà provvedervi con risorse proprie.

Con questa legge, ed anche in virtù di queste considerazioni, si è deciso di stabilire un maggiore riconoscimento economico alle persone che ricoprono la carica di sindaco, e più in generale a tutti coloro che ricoprono il ruolo di amministratori comunali.

L'iniziativa legislativa, ufficialmente, è volta a risolvere la grave sproporzione del trattamento economico dei sindaci, percepito come ingiusto e non equo a fronte dell'importanza del ruolo, del carico di responsabilità e talvolta dei rischi a cui devono far fronte, e sotto questo punto di vista non vi è nulla da eccepire.

Il primo problema, però, è che tale decisione è scaturita senza un dibattito, e soprattutto in maniera silenziosa, senza alcun tipo di pubblicizzazione da parte dei mass media nazionali.

Era opportuno che gli italiani non sapessero.

Meglio coltivarli nella loro atavica ignoranza, istruirli con la collaudata disinformazione via tv e via social.

Per quanto fondamentale sia il compito dei parlamentari è indubbio che quella del sindaco sia una funzione complessa che merita un riconoscimento, ma stupisce che questo provvedimento sia passato in sordina senza suscitare una discussione pubblica.

E ciò nonostante il tema del costo della politica abbia dominato buona parte del dibattito politico delle ultime legislature, rappresentando anche uno degli argomenti alla base della riforma costituzionale che ha portato alla riduzione del numero dei parlamentari, tanto sbandierato, e non necessario, poichè rappresenta una percentuale infinitesimale dei reali vergognosi costi della politica, che sono ben altri.

Se si riteneva ci fossero buone ragioni per aumentare le indennità degli amministratori locali, sarebbe stato corretto spiegarle pubblicamente, senza timori.

D'altronde l'unico modo per contrastare una eventuale "narrazione populista" che addita ogni spesa destinata alla politica come uno spreco, sarebbe bastato spiegarlo in maniera trasparente all'opinione pubblica.

Per esempio aprendo un dibattito generale affrontando il corretto funzionamento degli enti amministrativi.

Sarebbe stato possibile aprire il capitolo dei rimborsi elettorali gonfiati ricevuti dai parlamentari.

Sarebbe stato possibile parlare degli enti disciolti e che invece esistono ancora.

Sarebbe stato possibile discutere della assurda scomparsa delle Province (di fatto non realizzata e peraltro completamente sbagliata, dato che la logica avrebbe consigliato la soppressione delle Regioni e il trasferimento delle loro competenze alle Province), per non parlare delle false Comunità Montane, e perchè no, anche della auspicata soppressione delle Regioni  a Statuto Speciale.

C'è chi sostiene che l'aumento degli emolumenti possa essere utile, a spingere le persone ad occuparsi a tempo pieno della propria comunità.

Ma anche questo ragionamento, è del tutto errato.

E' errato perchè aumentare lo "stipendio" di un Sindaco non significa rendere i comuni degli enti amministrativi efficienti.

Ed è sbagliato soprattutto perchè il cittadino dovrebbe essere spinto a candidarsi alla carica di Sindaco non con il miraggio di poter incassare o rubacchiare più soldi, ma semplicemente perchè animato da buona volontà e voglia di fare il bene al proprio paese, valori che evidentemente si sono ormai persi nel tempo.

Infine non si può non notare come questa decisione sia stata presa dai deputati e dai senatori in un momento molto particolare della storia parlamentare.

Tra meno di un anno infatti la legislatura volgerà al termine e le nuove elezioni porteranno alla Camera e al Senato 600 parlamentari invece degli attuali 945, una rivoluzione che comporterà ovviamente scarsa rappresentanza territoriale per i piccoli comuni che difficilmente riusciranno ad esprimere un proprio rappresentante nelle sedi istituzionali.

Chi non riuscirà ad essere eletto nel nuovo parlamento dovrà dunque scegliere se interrompere la propria attività politica o proporsi in altri tipi di elezioni, come quelle al parlamento europeo, nei consigli regionali o, per l'appunto, nei comuni.

Che fare allora nel frattempo?

Aumentiamo gli stipendi, ma non diciamolo a nessuno.