La Lanterna del Popolo

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Vivere come un barbone nel terzo millennio:

cittadini indifesi e ignorati dalle istituzioni

Possa il 2019 essere un anno migliore per Cosimo e per chi come lui vive nella povertà totale

 

© - La Lanterna del Popolo (2019)

di Domenico Basile

"Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare, così solita e banale come tante ... che non merita nemmeno due colonne sul giornale o una musica o parole un po' rimate ... che non merita nemmeno l'attenzione della gente, quante cose più importanti hanno da fare..."

Iniziava così nel lontano 1976 una famosa canzone di Francesco Guccini, ed iniziamo allo stesso modo anche noi per affrontare l'ennesimo caso di povertà estrema e di emarginazione totale in cui è costretto a vivere un essere umano nel terzo millennio.

Si tratta di una situazione molto delicata alla quale ci siamo affacciati con molta discrezione.

Questa è la storia di Cosimo, un nostro concittadino, classe 1967 (ancora relativamente giovane) affetto da una grave forma di atrofia invalidante dell'arto superiore destro che gli impedisce praticamente qualsiasi tipo di attività lavorativa che implichi l'uso del braccio.

Cosimo è stato riconosciuto invalido civile al 75% e come tale percepisce un misero assegno mensile di 282 euro.

C'è però un problema serio con il quale Cosimo deve convivere e sul quale le istituzioni dovrebbero riflettere.

Se una persona percepisce 282 euro al mese, ma non ha altre entrate derivanti da una attività lavorativa, in quanto impossibilitata a lavorare, diventa quanto meno difficile riuscire ad arrivare anche soltanto a metà mese.

Dopo una vita vissuta tra notevoli difficoltà, dovute non solo alla sua patologia, Cosimo ha dovuto lasciare l'abitazione in cui viveva da diversi anni (compresa la sua mobilia) ed è stato costretto a trasferirsi in un tugurio disperso nelle campagne, gentilmente offertogli a titolo gratuito da un amico.

Il tugurio è costituito da un minuscolo trullo saraceno dalle mura spesse 2 metri, che racchiudono al suo interno, però, 4-5 metri quadri calpestabili.

Può sembrarvi uno scherzo, ma non lo è.

Gli abbiamo fatto visita e ci ha mostrato la sua attuale umilissima dimora.

"Queste sono le condizioni in cui vivo - ci ha detto appena entrati - con una porta di ferro che di inverno si congela e sulla quale d’estate ci potrei arrostire la carne, se avessi i soldi per poterla comprare!"

L'ambiente è privo di finestre e quindi di anche di luce naturale, a meno che non venga lasciata la porta spalancata.

Si tratta di pochissimi metri quadrati senza mattoni a terra, suddivisi su due piccolissimi ambienti: una zona notte ed una zona giorno (si fa per dire).

La "zona notte" è costituita da un'alcova di 2 metri quadri all'interno della quale trovano posto una brandina ed alcuni cartoni con i suoi pochissimi indumenti che rappresentano il suo armadio.

La "zona giorno" invece funge invece da ingresso, cucina, sala da pranzo, soggiorno, etc.

Una vecchia cucina annerita a 4 fuochi (di cui ne funziona ormai soltanto uno) con tanto di forno guasto, rappresenta l'unico elettrodomestico da cucina.

Un vecchio tavolo viene utilizzato per poggiarvi sopra qualche masserizia, un po' di scatolame, un piatto, un bicchiere, due posate, un vecchio tozzo di pane.

I pranzi, se così vogliamo chiamarli, vengono brevemente consumati su una sedia impagliata, poichè non vi è altro spazio a disposizione.

Il frigorifero (completamente vuoto) non  funziona, per cui non è possibile neppure conservare correttamente i cibi.

Il televisore non funziona, pertanto l'unica compagnia per Cosimo è la presenza di un micetto che accudisce provvedendo al suo mantenimento.

All'interno le mura sono completamente umide e ricoperte di muffa.

Racconta Cosimo che nei giorni di pioggia l'acqua filtra e piove dentro casa.

Un filo di corrente attraversa la stanza da parte a parte: è il suo "appendiabiti".

L'energia elettrica è presente, ma per evidenti ragioni di carattere economico la utilizza soltanto per accendere l'unica lampadina che illumina l'ambiente.

Il riscaldamento è del tutto assente.

Il caminetto non funziona, stufe a gas non ce ne sono, stufe elettriche neanche a parlarne (costerebbero troppo), e così Cosimo prima di coricarsi accende l'unico fornello funzionante della sua cucina per cercare di riscaldare un po' l'ambiente.

Ovviamente si corica tutto vestito.

"Chi avrebbe mai il coraggio di spogliarsi in questa topaia - ci ha raccontato - mi corico tutto vestito, mi butto due o tre coperte addosso e spero di riaprire gli occhi la mattina successiva".

Insomma, sembrerebbe non mancare proprio nulla, ed invece qualcosa manca: l'abitazione, infatti, è del tutto priva di bagno e di acqua corrente.

"Sono ormai 3 mesi che non mi faccio un bagno - ci ha raccontato Cosimo - ricordo che l'ultima volta è stato un giorno che sono andato al mare a Settembre".

Oltre a non potersi lavare, non può nemmeno bere un bicchiere d'acqua, ma quando la natura chiama, ecco che il problema si fa davvero serio.

In tal caso Cosimo è costretto a fare i bisogni nella campagna circostante, all'aperto, ma nelle lunghe giornate di pioggia il disagio diviene insopportabile, oseremmo dire inaccettabile!

Tanto inaccettabile che ogni giorno Cosimo cerca di raggiungere il centro abitato, ovviamente a piedi non essendo dotato di mezzi di trasporto ed essendo impossibilitato a condurre qualsiasi mezzo a causa della sua invalidità.

Così ogni mattina, nel giro di un'ora e mezza circa, Cosimo percorre a piedi i circa 5 km che lo separano dal paese per cercare di raggiungere un bar dove poter andare al bagno per espletare i suoi bisogni fisiologici.

Lasciamo immaginare cosa significhi percorrere ogni giorno a piedi 5 km all'andata più 5 km al ritorno per cercare di raggiungere il paese e tornare a casa.

Immaginate poi di doverlo fare con qualsiasi condizione meteorologica (vento, pioggia, freddo in inverno e sotto il sole d'estate), un supplizio che sembra quasi essere stato partorito dalle menti malate di Lenin e Stalin che facevano deportare i prigionieri nei gulag siberiani d'inverno e nei deserti roventi d'estate.

Anche le sue condizioni di salute stanno peggiorando: "Spesso ho il diabete a 400 e a causa delle condizioni in cui vivo ho già perso quasi tutti i denti superiori... se ne vengono via tutti interi".

Nelle settimane scorse Cosimo ha voluto lanciare il suo grido di aiuto affidandolo ad un video che ha inoltrato al Sindaco di Carovigno Massimo Lanzilotti.

"Signor Sindaco, purtroppo non ce la faccio più a vivere in queste condizioni - dice la voce fuori campo di Cosimo mentre riprende l'interno della sua "abitazione" - nelle scorse settimane sono venuto 7-8 volte in Municipio, ma non sono mai riuscito a parlarle, eppure sulla sua porta c’è un foglio con su scritto: “Il Sindaco riceve tutti i venerdì dalle ore 9 alle ore 12”, ma io non vi ho mai trovato!"

Cosimo è un fiume in piena: "Ho anche tentato  di parlare con l’Assessore ai Servizi Sociali che mi ha dato per 2 volte l’appuntamento, ma una volta c’era una riunione, un’altra volta ha detto di avere altri impegni, fatto sta che c'è sempre qualcosa di più urgente da fare che cercare di risolvere la mia situazione".

"Da qualche tempo - ci ha raccontato - quando cerco di telefonare all'Assessore

a qualsiasi ora non mi risponde, anzi, ha addirittura bloccato le mie telefonate, in modo che non possa più disturbarlo ... ma si può vivere in queste condizioni?"

Cosimo è davvero disperato!

"Adesso non ce la faccio più - ci ha detto - ormai sono 2 anni che vivo in questo buco fuori dal mondo, il terzo inverno qui dentro non lo faccio! … piuttosto me lo faccio in galera".

Noi che viviamo nelle nostre "gabbie dorate" forse non ci rendiamo conto che esistono ancora situazioni di questo tipo di cui l'ente comunale deve farsi carico assolutamente con discrezione e nel massimo rispetto della dignità umana.

Sappiamo tutti bene che a Carovigno esistono case sia di proprietà comunale che di proprietà IACP, completamente vuote e disabitate.

Alcune di queste sono chiuse, altre vengono utilizzate in maniera impropria, altre ancora sono occupate abusivamente da terze persone, ed alcune sono perfino subaffittate dagli assegnatari, che si sono ormai trasferiti in altre abitazioni, a persone che non ne avrebbero titolo.

Oggi è a letto con la febbre a 39: nessun medico andrà mai trovarlo nel posto sperduto in cui vive, dove potrebbe morire senza che nessuno ne sappia nulla!

Cosimo non chiede molto: il suo umile desiderio natalizio sarebbe quello di poter vivere nel centro abitato, fosse anche soltanto un monolocale con bagno, ma sarebbe capace di restituirgli quella dignità di cui nessun essere umano dovrebbe mai essere privato.

Appare davvero impossibile che al giorno d'oggi possano ancora esistere simili casi di povertà estrema, ma purtroppo è così.

Gli interventi e le misure assistenziali poste in essere dallo Stato e dagli enti locali sono assolutamente insufficienti.

Ci auguriamo che il Comune di Carovigno intervenga immediatamente per risolvere questo problema, con la speranza per Cosimo il 2019 possa davvero essere l'anno della svolta.