La Lanterna del Popolo

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Accuse e mancanza di rispetto da parte di

Marzia Bagnulo ... e alla fine anche bugie!

Il piano terra del castello è chiuso al pubblico per disposizione del Comune di Carovigno

 

© - La Lanterna del Popolo (2019)

di Domenico Basile

Consigliera Bagnulo,

Ho assistito personalmente al consiglio comunale che si è svolto lo scorso 28 Marzo 2019, e sono uscito dall’aula consiliare in preda alla nausea.

Una nausea certamente non dovuta a problemi gastrointestinali, sia ben chiaro (purtroppo per qualcuno godo di ottima salute), ma ad alcuni suoi atteggiamenti a mio modesto avviso spocchiosi posti in essere nel corso del consiglio comunale.

In pochi minuti è riuscita ad esprimere il peggio di se inscenando uno spettacolo indegno, mostrando ai presenti e al pubblico che seguiva la diretta streaming da casa, tutto ciò che un politico non dovrebbe mai fare, condendo il tutto con insinuazioni immotivate a cui un rappresentante delle istituzioni nonché giovane e brillante avvocato come lei non dovrebbe mai fare.

Lei invece è trascesa in più passaggi del suo intervento, con offese gratuite e insinuazioni nei confronti della mia persona e della testata giornalistica che mi onoro di dirigere da oltre 20 anni.

L’oggetto del contendere non ero certamente io, né la mia persona, ragione già di per sé più che sufficiente a tenermi ben lontano dai suoi apprezzamenti negativi, dai suo commenti acidi e dalle sue personalissime ed errate convinzioni.

Premetto che sono un uomo libero, a differenza di molti altri, vivo del mio lavoro e non ho bisogno di padrini, nè di madrine, né di raccomandazioni, né della politica per vivere dignitosamente.

Con ciò vorrei rammentarle che l'art. 21 della nostra Costituzione che lei conoscerà molto bene precisa che "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", diritto che esercito da anni rispondendo solo alla mia coscienza e non certamente ad ordini di scuderia o di partiti più o meno democratici.

Lo stesso articolo precisa anche che "La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure", che le piaccia o meno.

In consiglio comunale ho taciuto, poiché il regolamento impedisce ai cittadini di intervenire di parlare, di interrompere o arrecare disturbo ai lavori del consiglio comunale, anche se alle mie spalle era presente un gran “trombone sfiatato”, suo compagno di partito, che continuava a commentare e disturbare.

Ma come le dicevo, ho taciuto ed ho ingoiato con pazienza le sue insinuazioni senza batter ciglio perché sono un uomo di istituzioni ed ho il massimo rispetto delle istituzioni e di coloro che ricoprono incarichi istituzionali (molto spesso immeritatamente) non per servo encomio o per rispetto dell’uomo, ma per rispetto dell’istituzione che in quel momento rappresenta.

Molti cittadini avrebbero subito le sue accuse e le sue frecciate al vetriolo, alcune davvero irriguardose, senza aver modo di potersi difendere.

Io a differenza loro, mi ritengo un privilegiato, perché ho a disposizione un organo di informazione attraverso il quale posso permettermi di replicare e di difendermi da insinuazioni di basso lignaggio, che avrei potuto giustificare se fossero giunte dall’uomo della strada, ma divengono intollerabili se concepite e proferite da chi dovrebbe rappresentare le istituzioni comunali e non cimentarsi in uno show con l’intento specifico di offendere e denigrare un libero cittadino.

Tutto ciò premesso vorrei replicare alle sue affermazioni per ristabilire quel minimo di verità che lei ha cercato di far credere agli ignari cittadini.

Innanzitutto le devo dare una cattiva notizia: sono un giornalista vero.

Non sono "uno che dice di fare il giornalista" come da lei asserito in forma palesemente denigratoria, così come non sono un soggetto improvvisato, o un non avente titolo, come purtroppo ce ne sono molti in circolazione.

Sono invece un giornalista regolarmente iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti con Tessera n° 099097, ed esercito la mia professione con onore e dignità, qualità che mi vengono pubblicamente riconosciute da oltre 20 anni.

Titoli e qualifiche facilmente verificabili e che fanno del sottoscritto, senza ipocrisia o falsa modestia, la persona più titolata e con la maggiore esperienza in materia di giornalismo nella città di Carovigno; così come sono in regola con la formazione professionale che svolgo con esami e aggiornamenti continui documentabili.

Tralascio il mio curriculum e i vari premi letterari e giornalistici e letterari, che mi sono stati assegnati di cui lei immagino non sia neppure a conoscenza.

Lei poi ha affermato: "Ho visto qualcosa, ma non so se è stampa quello" con tanto di irridente mimica facciale.

Anche su questo aspetto posso darle un'altra cattiva notizia: ebbene si, quella che ha visto è stampa, al pari di qualsiasi testata giornalistica, dal momento che è stata regolarmente registrata presso il Tribunale di Brindisi ed anche questo può facilmente verificarlo.

Se non ricordo male, all'ordine del giorno del consiglio comunale non c'ero io, ma la richiesta di istituzione di una commissione di inchiesta per quanto riguarda la gestione del Castello, che la minoranza ha ritenuto richiedere in seguito all'uscita di alcuni articoli da me realizzati e pubblicati sul giornale che dirigo.

Innanzitutto mi preme precisare un particolare di primaria importanza: gli articoli in questione che riguardavano il castello erano 2 e nessuno di questi era contro la sua persona, contro l’amministrazione comunale di cui lei fa parte, o contro il Sindaco.

Non vi era quindi alcun intento diffamatorio, lesivo, denigratorio nei confronti di nessuno… e questo deve essere ben chiaro a tutti, e a lei per prima!

L'unico errore contenuto nell'articolo e per il quale chiedo venia ai lettori è il passaggio in cui si afferma che la Guardia di Finanza abbia posto sotto sequestro le aree espositive destinate ad ospitare il museo.

In realtà non è stato disposto un sequestro da parte dell'autorità in questione, confermo invece che la Guardia di Finanza ha avviato indagini tutt'ora in corso, si è recata al castello, ed ha ascoltato informalmente persone informate sui fatti oggetto degli articoli pubblicati.

Però ad un certo punto, Consigliera Bagnulo, forse in preda ad una sorta di "ansia da prestazione" (abbiamo notato come ricercava l'occhio della telecamera ed il consenso dei presenti), forse si è lasciata trasportare dall'enfasi della sua arringa accusatoria nei miei confronti, probabilmente confondendo per un attimo l'aula consiliare con l'aula di un tribunale... ma io non sono imputato di nessun reato!

"Il castello è libero, - ha dichiarato - non ci sono sigilli, non è venuto nessuno, quindi il cittadino è libero, tutti i giorni di andare a vedere e di entrare nelle stanze con le guide che vengono messe a disposizione dall'Associazione che lo gestisce".

Consigliera Bagnulo, ciò che lei ha dichiarato in consiglio comunale davanti a me a i cittadini che seguivano i lavori del consiglio è assolutamente falso!

E' falso perchè il sottoscritto, proprio per verificare la veridicità delle sue affermazioni si è recato alle Sabato 30 Marzo, alle 9 del mattino presso il Castello, qualificandomi come giornalista e chiedendo di poter accedere per ispezionare i locali, ma le guide presenti, gentilissime peraltro, mi hanno più volte detto e ribadito, nonostante le mie insistenze, che potevo visitare il primo piano, mentre tutto il piano terra (segrete comprese) era interdetto al pubblico, quindi l'accesso è rigorosamente vietato.

Tale circostanza mi è stata confermata anche dalla Presidente dell’Associazione “Le Colonne” Anna Cinti, che ha precisato che la disposizione di interdizione al pubblico è giunta dal Comune di Carovigno, pertanto lei consigliera non poteva non sapere.

Pertanto è una bugia affermare che il castello sia "libero e visitabile tutti i giorni", dato che gli articoli si riferivano soltanto al piano terra (future aree espositive).

Forse, così come io mi sono scusato per la mia imprecisione, e l'ho fatto sullo stesso organo su cui ho diffuso una notizia errata, sarebbe carino da parte sua che lei facesse altrettanto in consiglio comunale, scusandosi per le accuse infondate e per la mancanza di rispetto che mi ha riservato, e nei confronti dei cittadini ai quali ha mentito lasciando intendere che il castello fosse libero e fruibile, mentre così non è!

Comprendo il suo ruolo, e la categoria dei politici a cui lei appartiene.

Comprendo che tutti i politici vorrebbero essere adulati, elogiati e incensati da noi giornalisti, d'altronde il bisogno di sentirsi gratificati e apprezzati fa parte dell'animo umano, ma meriti e riconoscimenti non vanno pretesi in forza di autorità o per diritto istituzionale, ma conquistati sul campo, e mi rendo conto anche che di elogi fino ad oggi non ne avete raccolti molti ... probabilmente perché non li avete meritati.

Ad ogni modo, mi auguro che la commissione di inchiesta faccia luce sui tanti fatti e misfatti che hanno visto il castello usato, abusato e talvolta stuprato dalla politica.