La Lanterna del Popolo

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Ancora un incendio nella Riserva di Torre Guaceto

... ed emergono fragilità e carenze

Tre ettari di macchia mediterranea in fumo, ma ora è tempo che tutti facciano un esame di coscienza

 

© - La Lanterna del Popolo (2019)

di Domenico Basile

Ancora una volta la Riserva Naturale di Torre Guaceto è interessata da un incendio.

Dopo le primi avvisaglie dei giorni scorsi con la comparsa di alcuni focolai che avevano distrutto una fascia lunga e stretta di circa 500 mq lungo il litorale, un vasto incendio ha colpito la riserva poco dopo le 14 del 26 Giugno scorso.

Fortunatamente, a differenza del terribile del rogo del 2007 quando andarono in fumo centinaia di ettari di canneto e non si registrò l'intervento di nessun mezzo aereo benchè fortemente richiesto, questa volta pur trattandosi di un incendio di minore entità c'è stato un impegno ed un dispiegamento di forze differente.

4 autobotti ed oltre 20 vigili del fuoco sono stati impegnati nelle operazioni di spegnimento delle fiamme rese più complicate per il caldo e il vento, ed è intervenuto anche un Canadair. 

Purtroppo le forti raffiche di vento hanno impedito ai vigili del fuoco di mettere in sicurezza la zona prima che venissero intaccate le aree più sensibili, così le fiamme si sono estese verso sud, divorando prima il canneto e poi hanno attaccato la macchia mediterranea.

Complessivamente sono andati in fumo 3 ettari: in pratica la metà dell’intera Macchia San Giovanni.

Tutto sommato poteva andare peggio.

Secondo l'ente gestore l’origine del rogo è dovuta con ogni probabilità alla cattiva conduzione agronomica di alcuni terreni localizzati vicino all’area dall’alto valore naturalistico distrutta.

Secondo l'ente gestore, quindi, la politica non dovrebbe avere nessun ruolo in questo incendio che si sarebbe sviluppato come un incendio di sterpaglie ad opera di qualche incauto agricoltore.

Fortunatamente la parte naturalistica di maggior pregio caratterizzata dalla parte più alta della macchia mediterranea sembra essersi salvata.

"Ringrazio vivamente i vigili del fuoco per l’importante attività svolta - ha dichiarato il Presidente del Consorzio, Corrado Tarantino - se non fossero prontamente intervenuti quando il personale dell’ente ha chiesto il loro aiuto, avremmo rischiato di patire conseguenze ben più gravi rispetto a quelle subite.

Il mio appello lo faccio ai proprietari dei terreni agricoli interni alla Riserva: seguite le regole e non accendete fuochi per ripulire le vostre aree.

Un gesto incauto può costare la vita della nostra Torre Guaceto, e chi la vive ogni giorno, come facciamo noi, ci deve aiutare a proteggerla.

Vi chiedo di essere, insieme a noi, i custodi di Torre Guaceto!

Rispettate le regole, non accendete fuochi per pulire i vostri campi, poichè questi gesti possono distruggere la vostra Riserva".

Parole sacrosante che ci sentiamo di condividere e sostenere pienamente.

Ma dal giorno immediatamente successivo occorre porsi delle domande e trovare delle valide risposte.

Un ecosistema così delicato non può essere alla mercè di tutti, e non può assolutamente essere lasciato nelle attuali condizioni.

Allo stesso modo va riconosciuto che una riserva così variegata e costituita da una così vasta estensione non può essere gestita con l’attuale dotazione di personale e mezzi.

Innanzitutto bisognerebbe capire chi avrebbe dovuto occuparsi dei controlli previsti dalla legge e sulle attività agronomiche?

In tal senso è evidente che i controlli non sono stati svolti adeguatamente, poiché se i controlli fossero stati effettuati regolarmente dagli organi preposti e le violazioni puntualmente sanzionate, quasi sicuramente l’incendio non si sarebbe sviluppato.

Invece ci sembra che la strada verso il processo di educazione ambientale degli agricoltori della riserva sia ancora lunga e tortuosa.

Bisognerebbe poi capire esattamente chi si occupa delle attività di avvistamento antincendio e delle operazioni di primo intervento?

Anche in questo caso, pur lodando l’attività degli addetti ai lavori, appare evidente l’intempestività degli interventi di avvistamento e spegnimento.

E’ pertanto necessaria un’azione di incremento delle attività di tutela della riserva sia in termini di personale che di mezzi, piuttosto che dedicarsi, come troppo spesso si è fatto a questioni di carattere meramente economico legate alla gestione di lidi, parcheggi, servizi, etc, questioni che a nostro avviso hanno distratto l’ente gestore da quella che dovrebbe essere la propria mission, e cioè la tutela e la salvaguardia di Torre Guaceto.

Sarebbe poi interessante capire quali attività di prevenzione si sarebbero dovute porre in essere, ed invece non si sono svolte perchè troppo spesso impegnati in lotte neanche troppo intestine, per la conquista di una poltrona di presidenza, per un posto al sole nel cda dell’ente gestore, o per ottenere posti di lavoro con concorsi fantasma, non adeguatamente pubblicizzati per favorire, e quindi sistemare con contratti a tempo indeterminato, amici e parenti, alcuni dei quali peraltro privi dei requisiti necessari per occupare gli stessi posti?

In tal senso il consorzio di gestione è apparso assolutamente deficitario e le procedure adottate piuttosto “opache”.

Viene infine naturale chiedersi quali progettualità siano state poste in essere in caso di incendio?

Ricordiamo che nel lontano 2007, memore di quel disastroso incendio, l’ente gestore predispose un progetto per la realizzazione di sentieri e chiari d’acqua con funzione taglia-fuoco per poter gestire con maggiore facilità l’eventualità di un incendio, ma evidentemente o il Piano Antincendio non è stato applicato correttamente o è deficitario e necessita di essere rivisto ed implementato.

Riteniamo quindi che in tempi molto ristretti l’ente gestore debba occuparsi di queste problematiche trovando adeguate soluzioni, ed in particolar modo debba tornare ad occuparsi di ambiente e della tutela di questo piccolo gioiello naturalistico, che la fortuna ha voluto assegnare al nostro territorio.

Senza di esso l’ente gestore non avrebbe alcun senso di esistere … sia chiaro!

L’invito è pertanto rivolto al Ministero dell’Ambiente affinchè dedichi maggiore attenzione e risorse per la gestione e la tutela delle aree protette, alla Regione Puglia affinchè nell’ambito delle proprie prerogative si adoperi per coadiuvare meglio e più efficacemente ogni intervento possibile per porre gli enti gestori nelle condizioni di poter svolgere nel migliore dei modi il compito loro assegnato.

Infine i rappresentanti dei comuni di Carovigno, di Brindisi ed il WWF svolgano il loro compito con coscienza e rettitudine: siamo certi che se ognuno farà la sua parte questi episodi non si ripeteranno.