La Lanterna del Popolo

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Emergenza neve: l'ente comunale del tutto impreparato e incapace di gestire l'evento

Occorrono mezzi adatti, risorse umane e capacità organizzative per fronteggiare eventi di questo tipo

 

© - La Lanterna del Popolo (2019)

di Domenico Basile

Il 4 Gennaio scorso la città di Carovigno si è risvegliata sotto una bianca coltre di neve.

Indubbiamente una immagine suggestiva e piacevole, anche abbastanza insolita fino a qualche anno fa, ma con i recenti mutamenti climatici sempre più frequente.

La nevicata era stata peraltro ampiamente prevista dai meteorologi tanto che era stato lanciato l’allerta meteo dalla Protezione Civile per poter porre in essere tutte le procedure necessarie per fronteggiare questo evento, ormai non più raro come un tempo.

Allertata quindi la Prefettura di Brindisi e lo stesso dicasi per i comuni del brindisino interessati da questa improvvisa ondata di gelo e neve.

Il Comune di Carovigno, come al solito, si è fatto cogliere del tutto impreparato all’evento, proprio come una vera e propria Armata Brancaleone!

Carovigno, in effetti, racchiude in sé alcune difficoltà di carattere morfologico ed altre di carattere strategico, logistico ed organizzativo.

Quelle di carattere morfologico sono note a tutti.

Carovigno non è un comune di facilissima gestione sia per la vastità del proprio territorio e sia per la propria particolare conformazione geografica.

Si tratta infatti di un comune situato in cima ad una collina, sviluppatosi intorno al nucleo storico della città, comprendente il Castello Dentice di Frasso, ed il centro storico, racchiuso entro l'antica cinta muraria, semi-inaccessibile agli autoveicoli.

Subito dopo vi è una seconda area caratterizzata dall'anello costituito da Corso Vittorio Emanuele, Via Regina Margherita e Via Giacomo Matteotti.

Ebbene questa è la cosiddetta "fascia irraggiungibile", ovvero quella fascia che è quasi impossibile raggiungere con autoveicoli in caso di neve, e che rimane pressoché isolata dal resto del paese.

Vi è poi la terza fascia, la più terribile fra tutte, la cosiddetta "fascia off limits", quella per intenderci sulla quale nessun automobilista sano di mente dovrebbe mai avventurarsi in caso di neve.

E' praticamente tutta quell'area compresa all'interno dell'anello formato da Corso Umberto I° e Via Santa Sabina, che racchiude al suo interno tutte le principali salite che portano verso l'acropoli del paese.

In quest'area sono presenti strade con forti pendenze come Via Damiano Chiesa, Via Adua, Via Vittorio Veneto, Via Francesco Trisolini, Via Giuseppe Giusti, Via delle Rimembranze, Via Mimina Caputi, Via Peppino di Vagno e numerose altre strade minori con pendenze che farebbero invidia a quelle affrontate dai ciclisti nel corso del Giro d'Italia.

La quarta ed ultima fascia è l’unica percorribile senza problemi in caso di neve, ed è quella periferica, esterna all’anello formato da Via Santa Sabina con Corso Umberto I°.

Chiarite le difficoltà di carattere morfologico, che non sono e non devono apparire insormontabili, ci sono quelle di carattere strategico, logistico e organizzativo.

Su queste ultime Carovigno ha messo in evidenza ancora una volta tutta l’impreparazione e l’incapacità di saper affrontare un evento di questo tipo.

Dal punto di vista strategico la prima fase, quella della messa in sicurezza delle strade più pericolose è stata realizzata, ma solo al 50% avendo transennato, e quindi inibite al traffico veicolare solo alcune strade caratterizzate da forti pendenze, come Via Cesare Braico, Via Damiano Chiesa, Via Vittorio Veneto, Via Francesco Trisolini, Via delle Rimembranze, etc.

Peccato ci si sia completamente dimenticati di strade altrettanto pericolose come Via Giuseppe Giusti, Via Peppino di Vagno, Via Duca della Vittoria, etc.

Né può essere accampata la scusante della scarsità di transenne che il Comune di Carovigno dispone in quantità più che sufficiente per ogni evenienza.

Tutti sapevano che sarebbe giunta la nevicata, ma chi di competenza non è riuscito a mettere in piena sicurezza tutto il centro abitato di Carovigno.

Sempre dal punto di vista strategico e logistico, sarebbe stato fondamentale operare secondo priorità dettate dalla logica e dal buon senso.

Innanzitutto occorreva liberare dalla neve le principali arterie viarie quindi Corso Umberto I° che consente il collegamento con San Vito dei Normanni e Ostuni, gli imbocchi delle strade provinciali (Viale Foggia, Via Belvedere, Via Serranova e Via San Michele) e Via Santa Sabina che consente di poter circolare intorno a tutto il centro abitato.

Soddisfatte queste prime priorità occorreva intervenire nei punti più critici e pericolosi del centro abitato, nella cosiddetta “fascia off limits”, e quindi su tutte le strade caratterizzate da forti pendenze per impedire pattinamenti in salita e scivolamenti in discesa che avrebbero potuto provocare incidenti stradali con tutti i danni a cose e persone che ne potevano conseguire.

Invece, l’inerzia, l’impreparazione e la totale incapacità organizzativa, ha fatto si che per tutta la giornata alcune strade siano rimaste impercorribili e pericolose, e va fatto un applauso agli automobilisti carovignesi per aver affrontato questa situazione in autonomia e con forte senso di responsabilità.

Già perché se non si sono verificati incidenti gravi e spiacevoli lo dobbiamo soprattutto alla loro diligenza.

Abbiamo osservato con piacere, invece, che forse per la prima volta nella storia cittadina è stato un usato un Bobcat per spalare via la neve, ma con grave ritardo.

Tale ritardo ha consentito alla neve di gelare a terra trasformandosi in una insidia ancora più grave: fondo ghiacciato destinato a permanere tutta la notte.

Che dire poi dello spargimento del sale?

E’ meglio non dire nulla, i rarissimi mezzi impegnati in questa incombenza sono stati visti di sfuggita e la quantità di sale impiegata è stata davvero minima.

In questo tourbillon di inadempienze e deficitarietà non poteva mancare la disorganizzazione totale.

Pochi i vigili urbani in organico, poco efficienti e del tutto impreparati a fronteggiare situazioni di questo tipo, hanno agito senza un valido coordinamento, dando sfogo a libera interpretazione ed estemporaneità.

Le conseguenze sono facilmente immaginabili.

Ma a livello organizzativo l'altra grave lacuna del Comune di Carovigno è l’assenza di un Piano di Protezione Civile all’altezza della situazione che non sia soltanto un faldone da conservare per ottemperare ad un obbligo di legge, ma un protocollo operativo da porre in essere ogni volta che ve ne sia l’occorrenza.

Altra grossa problematica è la totale mancanza di dialogo, rispetto e collaborazione con le associazioni di volontariato di protezione civile.

Il Comune di Carovigno ha la presunzione di poter fare tutto e di saper fare tutto, non rendendosi conto invece di non essere nelle condizioni di poter fare tutto e di non avere l'umiltà di ammettere di non saper fare tutto.

I comuni italiani virtuosi in occasione di nevicate si organizzano per tempo ed hanno la capacità di mettere a in campo mezzi, strumenti e risorse umane inimmaginabili per una realtà come Carovigno.

Basti pensare che non appena nevica i disoccupati si presentano in municipio ed a loro viene assegnata una pala e una zona da spalare, ed al termine dell'orario di lavoro si ripresentano in municipio dove riconsegnano la pala e vengono immediatamente retribuiti.

Soldo a fronte del loro lavoro e del loro impegno in favore dell'intera collettività.

Ma a Carovigno questa sembra fantascienza!

Ed allora non ci resta che sperare, sperare in tempi migliori, sia come epoca che dal punto di vista meteo, sperando che finalmente il Comune di Carovigno impari organizzarsi seriamente, affinchè una nevicata sia un evento tranquillo e gioioso e non si trasformi in una giornata tragica e maledetta per tutti.