La Lanterna del Popolo

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Nella Zona Artigianale c'è una Torretta da

difendere, ma anche un Acquaro da salvare

 

© - La Lanterna del Popolo (2020)

di Domenico Basile

Era l'ormai lontano 25 Luglio 2005 quando il Comitato Cittadino "Paisu Nuestru" per la salvaguardia dei Beni Culturali ed Ambientali di Carovigno scriveva una importante lettera alla Soprintendenza per i beni architettonici, per il paesaggio e per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Lecce, alla Soprintendenza per i beni archeologici di Taranto, alla Soprintendenza Direzione Regionale per i beni e le attività culturali di Bari, e all'allora Sindaco Vittorio Zizza.

Nella lettera si scriveva quanto segue.

"Con la presente il Comitato Cittadino "Paisu Nuestru" intende segnalare lo stato di rischio di un bene monumentale di interesse storico-artistico sito nella erigenda Zona P.I.P., progettata ed approvata nel 2004, ad Est della città di Carovigno insieme allo stato di forte degrado ambientale dell'area.

Si tratta della "Torre di Pagliarulo" che è una torretta a base quadrata di circa 5 metri di lato e 10 metri di altezza che, da una prima indagine, risulterebbe appartenere al complesso della vicina masseria, anche essa a rischio, nota col nome di "Masseria di Pagliarulo".

La torre dovrebbe essere stata costruita presumibilmente nella prima metà del '700 o in epoca antecedente perchè nella stessa area, a poche decine di metri di distanza, vi è un fabbricato, anch'esso a rischio che fa presumibilmente parte del sistema masseria, datato 1768 fatto costruire dal Sig. Vito Cavallo come attestato da una piccola lapide presente su una facciata.

Oltre a queste strutture, nella stessa zona, vi è la presenza di un "acquaro", antica struttura per la raccolta delle acque, in perfetto stato di conservazione, una delle ultime testimonianze di questi grandi pozzi che servivano per l'approvvigionamento d'acqua per la vicina masseria ed eventualmente per la popolazione nei periodi di siccità, e di strutture murarie a secco di pregevole fattura molto probabilmente dello stesso periodo dei fabbricati.

Questo sistema masseria di contrada Pagliarulo è un esempio forse unico nel comprensorio, dell'antica organizzazione agricola del territorio.

Con questa segnalazione il comitato cittadino sollecita codesta Soprintendenza affinchè intervenga con urgenza con un sopralluogo per la valutazione del bene culturale sotto il profilo stoico-artistico ed architettonico e che adotti gli eventuali consequenziali provvedimenti di tutela e di salvaguardia per preservarlo da una possibile distruzione.

Sollecita altresì il Sindaco di Carovigno per un intervento immediato per la delimitazione della zona per salvaguardarla da ulteriori forme di degrado.

Auspicando un celere intervento e in attesa di un vostro gradito riscontro inviamo distinti saluti".

Ebbene in seguito a quella segnalazione la Soprintendenza rispose nel giro di poche settimane, confermando la valenza storica dei beni segnalati, ed apponendo sugli stessi il vincolo di tutela, impedendone di fatto non solo l'abbattimento, ma ponendo in capo all'ente comunale l'onere di provvedere alla salvaguardia dei predetti beni.

Orbene, gli amici del Comitato "Paisu Nuestru" che ringraziamo per la pregevole segnalazione, ci riferiscono che le cose non sono andate esattamente come sarebbero dovute andare.

Innanzitutto perchè, come da noi evidenziato il mese scorso, privati cittadini, con la scusa della pulizia dell'area hanno inglobato all'interno della propria area di pertinenza la Torretta, come se fosse un loro bene, poco importa che al Comune di Carovigno sia stata consegnata la chiave per poter entrare nell'area privata dalla quale a sua volta poter accedere all'antica Torretta.

Inoltre documentazione fotografica acquisita (vedi foto a lato) dimostra come gli esecutori delle opere di pulizia, ma soprattutto di inglobamento della Torretta, abbiano effettuato opere non autorizzate all'interno della Torretta, fra cui interventi di riempimento di materiale che ne hanno sollevato di circa 1 metro il piano di calpestio, occultando completamente le sedute in pietra presenti tutte intorno al suo interno.

Il Comune di Carovigno avrebbe dovuto salvaguardare questo bene, ma non risulta sia stato fatto nulla in tal senso, anzi forse potrebbe aver avallato il tutto.

Sempre gli amici del Comitato "Paisu Nuestru", ci evidenziavano inoltre che nel 2005 la competente Soprintendenza oltre ad apporre il vincolo sulla Torretta ubicata nella zona cerchiata col numero 1, appose un vincolo di tutela anche sull'Acquaro/Neviera presente nella Zona Artigianale indicativamente nella zona cerchiata con il numero 2.

Si trattava di un Acquaro/Neviera di origine settecentesca avente un diametro di circa 4 metri ed una profondità indicativa sempre di 4 metri interamente rifinita in cocciopesto (quello vero, non quello farlocco che è stato usato nei disgraziati lavori di ristrutturazione della Villa Comunale).

Anche in questo caso il Comune di Carovigno avrebbe dovuto salvaguardare il bene in questione, che invece è stato posto sotto un bel manto di asfalto tombale a definitiva sepoltura dello stesso, forse con la speranza che tutti si possano dimenticare in fretta della sua esistenza.

E' inutile ricordare come la crescita culturale di un paese passi anche attraverso la tutela del proprio patrimonio storico e artistico, ed in tal senso va detto che Carovigno ha fatto davvero poco o nulla.

Auspichiamo, quindi, innanzitutto che il Comune di Carovigno intervenga per riprendere immediatamente possesso della Torretta, la svuoti dal materiale che è stato buttato dentro senza alcuna autorizzazione, la estrapoli dal suolo privato nel quale è stata inglobata e la restituisca alla collettività, magari predisponendo anche un progetto di ristrutturazione della stessa.

Per quanto riguarda invece l'Acquaro/Neviera, valuti invece una modifica dell'odierna viabilità della Zona PIP per riportare il bene alla luce ed impedire che cada nell'oblio collettivo ed intellettuale da cui è afflitto questo paese.