La Lanterna del Popolo

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In consiglio comunale si assiste al "Festival dell'Ipocrisia e della Disonestà Intellettuale"

Per l'ennesima volta il comportamento dei "mestieranti della politica" lascia inorriditi i cittadini

 

© - La Lanterna del Popolo (2019)

di Domenico Basile

Il 28 Marzo 2019, a Carovigno, presso il Palazzo di Città è andato in scena il consiglio comunale.

I cittadini presenti in sala ed il pubblico a casa hanno potuto assistere alla “Festival dell’Ipocrisia e della Disonestà Intellettuale”, commedia in un unico atto con protagonisti il Sindaco, la Giunta Municipale (o ciò che rimane di essa) e il Consiglio Comunale.

I Consiglieri Comunali, che strane creature!

Alcuni di loro appaiono come bestie feroci, rigidamente trincerati dietro quei banchi che dividono i contendenti, ma all’interno del branco, restano seduti vicinissimi gli uni agli altri, quasi a voler trasmettere agli spettatori un forte senso di unità e compattezza.

Altri ancora hanno sguardi impassibili ed impenetrabili, quasi a voler celare i reali pensieri che gli frullano in testa, sempre che ce ne siano (di pensieri s'intende).

D’altronde non potrebbe essere diversamente, quando si è saldamente legati alla poltrona tanto agognata, conquistata più che con il sudore della fronte molto spesso con astuzie, bassezze, artifizi e scorrettezze di ogni genere che molti conosceranno e probabilmente avranno anche sperimentato sulla propria pelle.

Abbiamo ammirato gente che contestava le capacità e l’operatività dell’Assessore Antonella La Camera ricredersi e difenderla a spada tratta, come se fosse una di loro, ed altra gente ancora che fino a pochi giorni prima apprezzava l’operato dell’Assessore Antonella La Camera sputarle in faccia, come se si trattasse di una traditrice al pari di Jago, famosa figura shakespeariana nella tragedia di Otello.

Ma poi ... colpevole di cosa?

Di non aver lavato i panni sporchi in famiglia.

Di aver sputtanato pubblicamente le trame schifose ordite dai partiti e dai politicanti al servizio di tali partiti.

“Eh! … Eh! … Eh! … Birichina! … Monella!

E’ una cosa brutta … non dovevi farlo!

Adesso non potrai più essere nostra amica, o meglio, non potrai più far parte del nostro club esclusivo!”

Questo era il senso del messaggio subliminale inviato da alcuni rappresentanti popolari (arrossiamo quasi di vergogna a definirli con così tanta onorabilità).

Abbiamo assistito alla strenua difesa dell’inoperosità.

Siamo al paradosso per cui non si è in grado neppure di svolgere la cosiddetta ordinaria amministrazione, ma ci si vanta e ci si pavoneggia per essere riusciti ad approvare un regolamento, per aver affidato le attività di riscossione coattiva all’Agenzia delle Entrate Riscossione (per chi non lo sapesse l’ex Equitalia, che oggi ha soltanto mutato pelle come i serpenti).

Ci si pavoneggia del nulla e per nulla, e non ci si adopera per realizzare le grandi opere pubbliche di cui questo paese ha un grande bisogno.

Non ci si adopera per risolvere l'emergenza abitativa, non ci si adopera per contrastare seriamente il livello dell'indigenza ormai al limite della tollerabilità umana.

A Carovigno ci sono persone che non hanno i soldi per fare la spesa, una doccia per lavarsi, un vaso per andare al bagno, un tetto sotto cui ripararsi, però ci si preoccupa delle grandi stupidate, del Carnevale, della festa in Piazza, degli orari di apertura degli uffici.

Eppure esistono situazioni semplici che potrebbero essere risolte facilmente se solo si fosse animati da un pizzico di buona volontà, e di voglia di fare in maniera del tutto disinteressata.

Osservare i consiglieri comunali nell'esercizio delle loro funzioni vi assicuro che è molto interessante.

Ci sono quelli che preferiscono tacere per non fare brutte figure, ed altri che seguendo il principio di Archimede pensano: "Datemi un microfono e vi solleverò il mondo", altri che tacciono perchè come dicono a Carovigno "Preferiscono fare i fatti", ed altri ancora che credono di trovarsi sul set cinematografico di qualche noto regista per sostenere un provino.

Victor Hugo avrebbe definito l'insieme dei consiglieri comunali di Carovigno "La corte dei miracoli".

Molte di queste persone, oggi “prestate” alla politica, le conosciamo bene e da lunga data.

Alcune di loro le ricordiamo “in fasce” come brave persone, oneste, etc,, ma inspiegabilmente, entrando nel circus della politica questi nobili Dottor Jekill si trasformano in altrettanti ignobili Mister Hyde.

Come può la politica cambiare le persone?

Come può mutarne l’essenza più intima?

E’ possibile mai che pur di difendere ed avvalorare le proprie tesi o quelle altrui si possa arrivare a rinnegare il proprio passato, le proprie radici, il proprio credo ideologico, i propri valori, annullando la propria volontà ed asservendola non ad un ideale, ma ad una corrente politica, ad un invisibile filo conduttore capace di unire persone tanto diverse, ma tutte unite, non certo per il bene della collettività, ma per perseguire un obiettivo recondito a breve o lungo termine?

Nell'ultimo consiglio comunale, così come in molti altri, abbiamo raggiunto livelli di disonestà intellettuale inimmaginabili, negando la realtà, le evidenze, i fatti, pur di poter affermare la propria opinione e sostenere le necessità e il soddisfacimento del proprio "branco".

L'atmosfera è costantemente "elettrica", la falsità regna sovrana, le battutine e il disprezzo reciproco è palpabile nell'aula consiliare, e ci si rende conto di trovarsi di fronte a quella che circa 40 anni fa l'allora Consigliere Comunale dell'MSI, Gennaro Colacicco, definì: "La  mensa comune di lupi famelici".

E' vero, sono trascorsi 40 anni da allora, i tempi sono cambiati, ed alcune cose sono migliorate.

Ma si tratta di un miglioramento puramente estetico ... in realtà gli animi sono gli stessi.