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Consorzio di Bonifica Arneo: quanto

durerà ancora questa ingiustizia?

Nuova ondata di cartelle dell'Arneo per pretendere un contributo di bonifica senza alcun presupposto

 

© - La Lanterna del Popolo (2026)

di Domenico Basile

Nelle ultime settimane, migliaia di residenti di Carovigno hanno ricevuto nuovamente le tanto odiate cartelle esattoriali emesse dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Oggetto di queste richieste è il famigerato contributo di bonifica, un tributo che il Consorzio di Bonifica dell'Arneo impone da anni, senza che tuttavia vi sia una reale e concreta opera di bonifica sul territorio.

Questo tributo, imposto a migliaia di cittadini, non solo ha suscitato polemiche nel corso degli anni, ma va a minare la già precaria condizione economica di migliaia di cittadini pugliesi che si trovano a fronteggiare una tassa a cui nella quasi totalità dei casi, non corrisponde alcun valore in termini di utilità o servizi reali.

Il contributo di bonifica viene imposto ai proprietari di immobili solo perchè ricadono all'interno del perimetro dei consorzi di bonifica.

In teoria, dovrebbe rappresentare un contributo per finanziare le attività di bonifica ambientale e idraulica, come la gestione delle acque, la pulizia dei canali di scolo e la manutenzione delle infrastrutture idriche e fognarie.

Tuttavia, la realtà è ben diversa, soprattutto a Carovigno, dove il Consorzio di Bonifica dell'Arneo ha accumulato negli anni una lunga lista di omissioni, inadempienze e opere mai realizzate.

Nonostante le continue richieste di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione, il consorzio non ha mai realizzato alcuna opera pubblica sul territorio di Carovigno.

Il "Canale Reale", il principale canale di scolo che attraversa la zona, è da decenni in uno stato di totale abbandono.

Altri interventi, come la pulizia e il rafforzamento delle difese idrauliche, non sono mai stati effettuate, lasciando al cittadino il compito di provvedervi secondo le proprie possibilità.

Non vi è alcuna traccia di un beneficio specifico e diretto, né per le abitazioni nè per i terreni agricoli che continuano ad essere esposti ai rischi di allagamenti e dissesto idrogeologico, a causa della totale assenza di manutenzione.

Nel corso degli anni, numerose sentenze della Corte di Cassazione e dei Tribunali Amministrativi hanno ribadito un principio fondamentale che sembra essere ignorato dai Consorzi di Bonifica: il contributo di bonifica può essere richiesto solo quando dalle opere derivi un beneficio specifico e diretto per gli immobili oggetto di tassazione".

La sentenza della Corte di Cassazione n° 8238/2011 è solo una delle molte che hanno stabilito questo principio, dichiarando che “il contributo di bonifica è legittimo solo quando il beneficiario del servizio riceve un vantaggio concreto, come il miglioramento delle condizioni idriche e la protezione dai rischi idraulici”.

Nel caso del Consorzio di Bonifica dell'Arneo, però, non vi è alcuna prova che i cittadini di Carovigno abbiano ricevuto alcun tipo di beneficio diretto da parte del consorzio.

Nel caso specifico, infatti, il contributo è stato richiesto senza che vi fosse alcuna giustificazione plausibile in termini di opere realizzate.

Nessun intervento di pulizia, nessun intervento di manutenzione, nessuna opera pubblica.

Eppure, nonostante questa realtà, i cittadini sono costretti, talvolta con le minacce, a pagare una tassa che non ha nulla a che vedere con il miglioramento delle condizioni del territorio.

A rendere ancora più insostenibile la situazione è la gestione politica e amministrativa da parte della Regione Puglia, governata ormai da oltre 20 anni da una immobile coalizione di centrosinistra.

Durante questo lungo periodo, la Regione avrebbe potuto, e dovuto, prendere provvedimenti per eliminare questa iniqua tassa e porre fine alla gestione fallimentare del Consorzio di Bonifica Arneo, tuttavia, nessuna misura è stata adottata.

La classe politica pugliese ha preferito voltarsi dall’altra parte, ignorando le richieste dei cittadini.

Anche quando nel 2015 alla Regione Puglia è stato eletto il Consigliere Regionale Alessandro Leoci come membro del consiglio regionale, la speranza di un cambiamento si è rivelata illusoria.

Leoci, pur provenendo dal territorio e conoscendo da vicino la realtà di Carovigno, non ha mai preso a cuore la questione del Consorzio di Bonifica, continuando a far finta di nulla.

A rendere paradossale la situazione, c'è il fatto che Alessandro Leoci si è ricandidato alle elezioni regionali ed è stato perfino ampiamente suffragato dai cittadini di Carovigno (fortunatamente non risultando rieletto), una "intelligente" scelta della popolazione che ha dato fiducia a chi non ha voluto affrontare i problemi reali dei cittadini.

Nonostante il silenzio assordante delle istituzioni locali e regionali, la battaglia contro l'ingiustizia del contributo di bonifica non è ancora finita.

Le richieste di pagamento ingiustificate per il contributo di bonifica, continuano a sollevare proteste in tutto il territorio.

La soluzione, ormai chiara e indifferibile, dovrebbe essere una radicale riforma del sistema di gestione dei consorzi di bonifica in Puglia.

E' necessario che la Regione prenda finalmente posizione, abolendo il Consorzio dell'Arneo e trovando soluzioni alternative e realmente efficaci per la gestione del territorio.

La Regione non può continuare a ignorare la realtà dei fatti, soprattutto quando la situazione è così evidente e le richieste di giustizia così urgenti.

L’ennesima ondata di cartelle esattoriali per il pagamento del contributo di bonifica infatti, rischia di spingere tanti cittadini oltre il limite della umana sopportazione.

Un tributo che non si traduce in nessun servizio effettivo e che continua ad essere imposto senza scrupoli, rappresenta un abuso gravissimo.

Dopo vent'anni di governo del centrosinistra alla Regione Puglia, e con il complice silenzio degli amministratori locali, la riforma del sistema consortile appare sempre più necessaria.

La classe politica pugliese non può più permettersi di ignorare questa problematica.

I cittadini meritano una risposta concreta, non possono più restare inermi davanti all'assenza di una vera volontà di voler risolvere il problema.

La domanda che i carovignesi e i pugliesi si pongono, ora più che mai, è: fino a quando dovremo subire questa ingiustizia?