La Lanterna del Popolo

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Rubrica: Un Tuffo nel Passato

a cura di Domenico Basile

La morte di Mastro Titta, la firma del Trattato

di Versailles, la fondazione de "Il Manifesto"

 

 

© - La Lanterna del Popolo (2019)

Prosegue con questo numero la rubrica “Un Tuffo nel Passato”, con la quale ricorderemo fatti, avvenimenti e curiosità accaduti 50, 100, 150 e 200 anni fa, di cui la stampa si è ampiamente occupata a suo tempo, e che consentirà di ricordare o apprendere per la prima volta, avvenimenti che sono ormai parte della storia di questi ultimi 2 secoli.

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200 anni fa - Il 20 Giugno 1819 la prima nave a vapore compie la traversata dell'Atlantico.

La Savannah, originariamente concepita come nave staffetta venne convertita in nave a vapore installandovi un motore a bassa pressione che erogava una potenza di 90 cavalli con un cilindro da circa 1 metro di diametro e 1 metro e mezzo di corsa.

Le ruote a pale in ferro battuto avevano un diametro di 5 metri, con 8 pale per ruota.

Il combustibile trasportato era pari a 75 tonnellate di carbone e 90 metri cubi di legname.

Visto che la nave era molto piccola si decise di utilizzare il motore solo in acque tranquille, dove le vele erano incapaci di fornire una velocità superiore a 4 nodi.

La Savannah era stata dotata di 32 cuccette per i passeggeri, ognuna in cabine separate, con il reparto per le donne completamente distinto da quello per gli uomini, ma anche 3 saloni dotati di ogni comfort, con tappeti importati, tende, arazzi e specchi.

L'interno delle cabine era spazioso e confortevole e fu descritto come più simile a quello che si vedeva sugli yacht che sulle navi diligenza.

Quando si seppe che la Savannah era stata pensata per il servizio transatlantico si guadagnò il soprannome di "bara a vapore" e per il comandante Moses Rogers divenne impossibile assoldare un equipaggio a New York, tanto che fu costretto a fare rotta verso il Connecticut per assoldare un numero sufficiente di marinai.

Il 28 Marzo 1819 la nave salpò per il suo viaggio inaugurale, da New York a Savannah dove giunse il 6 Aprile accolta da una folla festante, dopo aver utilizzato il motore per 42 ore su un totale di 207 ore di navigazione.

Dopodichè si spostò a Charleston dove il Presidente degli Stati Uniti James Madison, salì e pranzò a bordo, esprimendo entusiasmo per l'idea di Scarborough di avviare una nave americana al primo servizio transoceanico a vapore della storia, e propose all'armatore Scarborough di portare la nave a Washington dopo il ritorno dall'Europa, in modo che il Congresso potesse ispezionarla e valutarne un'ipotesi di acquisto.

Gli armatori fecero il possibile per assicurarsi passeggeri e merci da trasportare in Europa, ma nessuno voleva rischiare la vita o gli averi su una nave così innovativa, così la nave intraprese il suo storico viaggio con un carico sperimentale.

La nave lasciò il porto di Savannah alle 5 del mattino del 24 Maggio 1819, alimentata a vela e a vapore contemporaneamente e diretta a Liverpool.

Il 20 Giugno la Savannah giunse a Liverpool, dove centinaia di barche e navi lasciarono il porto per poter osservare da vicino la strana nave.

Il viaggio era durato 19 giorni ed 11 ore, per un totale di 80 ore di navigazione a motore.

Il 21 Luglio la nave abbandonò Liverpool e toccò Elsinore (Danimarca), Stoccolma (Svezia), Kronštadt e San Pietroburgo (Russia), ed Arendal (Norvegia), dopodichè riprese la rotta attraverso l'Atlantico, dove incontrò bufere e mare mosso, tanto che il viaggio durò 40 giorni, ma giunse sana e salva il 30 Novembre, 6 mesi ed 8 giorni dopo essere partita.

Il 5 Novembre 1821 la nave si incagliò a Long Island e venne demolita.

Dopo la Savannah nessun altro vapore americano solcò l'Atlantico per almeno 30 anni.

150 anni fa - Il 18 Giugno 1869 muore Mastro Titta detto "Er Boja de Roma".

Nato a Senigallia il 6 Marzo 1779, Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta, fu il più celebre esecutore di sentenze capitali dello Stato Pontificio.

La sua carriera di esecutore delle condanne a morte durò ben 68 anni.

Il Bugatti iniziò il 22 Marzo 1796 a 17 anni e proseguì fino al 1864 quando sul taccuino sul quale annotava tutto raggiunse quota 516 giustiziati, con una media di 7 condanne annue, tutte eseguite a mezzo di impiccagione, decapitazione, mazzolatura e squartamento.

Mentre le l'impiccagione e la decapitazione sono note e a tutti la mazzolatura consisteva nel porre il capo del condannato su una base di pietra che veniva poi colpita con un maglio fino alla rottura del cranio.

Lo squartamento era la pena peggiore e più cruenta e veniva inflitta per i reati più gravi.

Indubbiamente il metodo più feroce era quello previsto dal rito britannico che prevedeva che il condannato fosse spogliato nudo con le mani legate dietro la schiena, poi impiccato, ma non fino alla morte, quindi castrato vivo, con il taglio del pene e dei testicoli, eviscerato senza ledere gli organi vitali e le parti virili e le interiora bruciati davanti ai suoi occhi.

Il condannato veniva poi decapitato, ed il suo corpo squartato (cioè diviso in 4 parti), dopodichè i quarti del suo corpo venivano appesi in diversi angoli della città, e la testa conservata in un luogo sicuro.

Mastro Titta operò anche sotto il dominio francese, durante il quale compì 55 esecuzioni.

Quando Mastro Titta venne sostituito da Vincenzo Balducci, Papa Pio IX gli concesse la pensione, con un vitalizio mensile di 30 scudi.

La testimonianza della sua prima esecuzione nella località di Poggio delle Forche, scritta da lui in prima persona riporta: "Il 28 marzo 1797, mazzolai e squartai in Valentano Marco Rossi, che aveva ucciso suo zio e suo cugino per vendicarsi della non equa ripartizione fatta di una comune eredità".

Il nomignolo dato al Bugatti fu poi esteso anche ai suoi successori ed è sinonimo di boia.

Nei lunghi periodi di inattività, svolgeva il mestiere di venditore di ombrelli a Roma.

Viveva nella cinta vaticana, sulla riva destra del Tevere, nel rione Borgo, al civico 2 di Vicolo del Campanile, ed era naturalmente malvisto dai propri concittadini; tanto che gli era vietato, per prudenza, recarsi nel centro della città, dall'altro lato del Tevere.

Siccome a Roma le esecuzioni capitali pubbliche decretate dal Papa, soprattutto quelle esemplari, non avvenivano nel borgo papalino ma sull'altra sponda del Tevere - in Piazza del Popolo, a Campo de' Fiori o nella piazza del Velabro - in eccezione al divieto, il Bugatti doveva attraversare il Ponte Sant'Angelo per andare a prestare i propri servigi.

Questo fatto diede origine al modo di dire romano "Mastro Titta passa ponte", a significare che quel giorno era in programma l'esecuzione di una sentenza capitale.

Il mantello scarlatto che Mastro Titta indossava durante le esecuzioni è conservato nel Museo Criminologico di Roma.

100 anni fa - Il 28 Giugno 1919 viene firmato il Trattato di Versailles, che pone ufficialmente fine alla prima guerra mondiale.

A Versailles fu difficile stabilire una linea comune tra il presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, il primo ministro del Regno Unito David Lloyd George, il presidente del consiglio francese Georges Clemenceau ed il presidente del consiglio italiano Vittorio Emanuele Orlando, perché ognuno era stato trattato differentemente dai tedeschi durante la guerra.

A causa di ciò, venne definito un compromesso, che non piacque a nessuno.

La Francia era quella che aveva sofferto le maggiori perdite durante la guerra.

La nazione era in rovina, con molti danni subiti da edifici storici e risorse importanti per cui George Clemenceau voleva dalla Germania un risarcimento che permettesse di riparare i danni causati dai tedeschi: ben 750.000 case e 23.000 fabbriche erano state distrutte e vennero chiesti i soldi per la ricostruzione di una nazione in brandelli.

Clemenceau per proteggersi da altri possibili attacchi chiese la riduzione del numero di soldati dell'esercito tedesco, il controllo di molte fabbriche tedesche e l'imposizione di blocchi navali attorno alla Germania, per poter controllare le merci importate ed esportate.

Il primo ministro britannico Lloyd George chiese molto meno dei francesi, perchè sapeva che se le richieste francesi fossero state accolte, la Francia sarebbe diventata troppo potente nell'Europa Centrale ed un delicato equilibrio si sarebbe spezzato, ma anche lui voleva preservare l'impero coloniale, così supportò la proposta francese dei blocchi navali.

Woodrow Wilson invece propose dei punti meno duri di quanto i francesi o i britannici volessero: volle creare la Società delle Nazioni, dove le nazioni più forti avrebbero dovuto garantire protezione alle nazioni più deboli, tutto ciò favorì l'aumento del sentimento patriottico, che portò alla fine degli imperi, compresi quello francese e britannico.

Il trattato prevedeva il ripristino dei confini territoriali della Germania, lo smantellamento dell'impero coloniale tedesco, le riparazioni di guerra, le restrizioni al riarmo, i termini di rilascio dei prigionieri di guerra e la nascita della futura Società delle Nazioni.

Il trattato stabiliva inoltre la creazione di una commissione che doveva determinare l'entità delle riparazioni che dovevano essere pagate dalla Germania, e che nella Conferenza di Genova del 1922 stabilì che l'importo era di 6.600.000.000 di sterline, pari a 132 miliardi di marchi, una cifra fuori dalle possibilità di qualsiasi nazione, il cui pagamento comportò una serie di problemi economici che che contribuirono alla fine della Repubblica di Weimar, all'ascesa del nazionalsocialismo e allo scoppio della seconda guerra mondiale.

L'Alsazia-Lorena venne restituita alla Francia, lo Schleswig alla Danimarca, la Posnania, la Prussia occidentale, la Slesia e la città di Danzica alla Polonia.

La Germania dovette rinunciare a qualsiasi sovranità sulle sue colonie, dovette cedere pertanto il protettorato di Togo, il Camerun, il Ruanda-Urundi, i territori dell'Africa Tedesca del Sud Ovest e dell'Africa Orientale, il Triangolo di Kionga, la Nuova Guinea e le Samoa.

Il Trattato di Versailles pose grosse limitazioni alle forze armate tedesche, che non dovevano superare i 100.000 soldati, 6 navi da guerra e nessuna aviazione.

L'ex imperatore Guglielmo II venne messo in stato d'accusa di fronte ad un venturo Tribunale Internazionale "per offesa suprema alla morale internazionale".

L'Italia era desiderosa solo di poter ampliare i propri possedimenti coloniali e completare l'opera risorgimentale con l'annessione delle terre appartenenti all'Impero austro-ungarico.

Il 9 Luglio 1932 durante la Conferenza di Losanna il debito era stato alla fine ridotto a soli 3.000.000.000 di marchi, peraltro mai pagati dal Terzo Reich.

Germania, Austria ed Ungheria non parteciparono alla conferenza, ma si limitarono a firmare il trattato dopo le minacce, da parte dei vincitori, di una ripresa della guerra se non lo avessero fatto; gli Stati Uniti d'America non ratificarono mai il trattato, e in seguito negoziarono una pace separata con la Germania attraverso il Trattato di Berlino del 1921.

50 anni fa - Il 23 Giugno 1969 viene fondato il giornale Il Manifesto.

Il Manifesto nasce come rivista politica mensile, e il primo numero uscì il 23 Giugno 1969.

Il periodico nasce dalla componente più "a sinistra" del Partito Comunista Italiano che aveva assunto posizioni in contrasto con la linea maggioritaria del partito (in particolar modo rispetto all'invasione sovietica della Cecoslovacchia, con l'editoriale intitolato "Praga è sola") tanto che il PCI chiese la sospensione delle pubblicazioni, deliberò l'espulsione dei giornalisti Rossana Rossanda, Luigi Pintor e Aldo Natoli accusati di "frazionismo", e negò la tessera a Massimo Caprara (per 20 anni, segretario personale di Togliatti).

Nel Settembre 1970 vengono proposte le tesi per il comunismo nelle quali viene proposta l'unità della sinistra rivoluzionaria e si intensificano le relazioni con Potere operaio.

La rivista in forma di periodico esce con discontinuità fino alla nascita del quotidiano "Il Manifesto", il 28 Aprile 1971, ed il gruppo si costituisce anche come struttura politica alle elezioni del 1972, facendo eleggere alla Camera dei Deputati Pietro Valpreda.

Nel 1974 si unifica con il Partito di Unità Proletaria (PdUP).

Verso la prima metà del 2006 la crisi economica che da tempo investe la testata, giunta ormai al 35° anno di pubblicazione, si fa sempre più grave e rischia di far chiudere il giornale, che chiede ai lettori di sostenere il quotidiano tramite sottoscrizioni di 5 euro.

L'iniziativa consente di raccogliere oltre 1.700.000 euro, fra cui anche la donazione di Loredana Bertè, per la cifra di 20.000 euro.

Nel 2009 il giornale riesce a raccogliere 2 milioni di euro, uscendo dall'ennesima crisi.

Tra i principali collaboratori storici spiccano i nomi di Lucia Annunziata, Umberto Eco (Dedalus), Marcello Flores, Tiziana Maiolo, Mauro Paissan e Giuliana Sgrena.

Il Manifesto ha intrapreso varie iniziative fra cui quella del 2007 quando per festeggiare i 90 anni dalla Rivoluzione Russa del 1917 ha prodotto un album di figurine (ben 220) dedicato a tutti i comunisti, socialisti, anticapitalisti e rivoluzionari che hanno contribuito fortemente agli sviluppi della storia.

Sempre schierato contro ogni guerra, è stato tra i promotori di alcune iniziative di critica al modello militare di gestione dei conflitti, specie quando l'Italia era coinvolta direttamente.