La Lanterna del Popolo

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Rubrica: Un Tuffo nel Passato

a cura di Domenico Basile

La nascita di Emanuel Lasker e dello scrittore Aleksandr Solzenycin, il lancio dell'Apollo 8

 

© - La Lanterna del Popolo (2019)

Prosegue con questo numero la rubrica “Un Tuffo nel Passato”, con la quale ricorderemo fatti, avvenimenti e curiosità accaduti 50, 100, 150 e 200 anni fa, di cui la stampa si è ampiamente occupata a suo tempo, e che consentirà di ricordare o apprendere per la prima volta, avvenimenti che sono ormai parte della storia di questi ultimi 2 secoli.

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200 anni fa - Il 24 Dicembre 1818 viene composta ed eseguita per la prima volta la canzone natalizia Stille Nacht, Heilige Nacht, nota in Italia con il titolo "Astro del Ciel"

Si tratta di uno fra i più celebri canti di Natale al mondo, tradotto in più di 300 lingue e dialetti.

In italiano la canzone è nota col titolo di "Astro del Ciel", con un testo differente che non possiede la forza evocativa dell'originale; la versione inglese è Silent Night.

Le parole furono scritte nel 1816 dal prete Joseph Mohr, allora assistente parrocchiale nella chiesa di Mariapfarr, nella regione di Salisburgo, e tenute nel cassetto in attesa di trovare qualcuno che potesse metterle in musica.

Due anni dopo trovò Franz Xaver Gruber, maestro elementare ad Arnsdorf ed organista ad Oberndorf, che compose la musica di getto.

Mohr chiese a Gruber di musicare il brano per 2 voci soliste, coro e chitarra.

Non è noto il motivo di tale richiesta, ma pare che sia dovuto al fatto che l'organo della chiesa di San Nicola fosse guasto poiché il mantice era stato rosicchiato dai topi e la riparazione fosse impossibile in tempi brevi (ciò spiegherebbe il ricorso alla chitarra).

La prima esecuzione pubblica avvenne nella notte del 24 Dicembre 1818 durante la Messa di Natale nella chiesa di San Nicola a Oberndorf, presso Salisburgo, ed il brano venne eseguito dai suoi 2 autori con Mohr che cantava la parte del tenore ed accompagnava con la chitarra e Gruber che intonava la parte del basso.

Lo spartito fu raccolto da Carl Mauracher, fabbricante di organi, che lo portò con sè in Tirolo, dove ebbe subito larga diffusione, per poi diffondersi in Europa e nel mondo.

La versione italiana, dal titolo Astro del Ciel, ormai diventata popolare anche a livello internazionale, non è una traduzione del testo tedesco bensì un testo originale scritto con nuova creatività dal prete bergamasco Angelo Meli e pubblicata nel 1937.

150 anni fa - Il 24 Dicembre 1868 nasce il grande campione di scacchi Emanuel Lasker.

Nato a Barlinek in Polonia, all'età di 11 anni fu mandato a Berlino per studiare matematica, vivendo insieme al fratello Berthold, dal quale imparò il gioco degli scacchi rivelando un talento tale da permettergli di conseguire rapidamente il titolo di maestro.

Nel 1891 ottenne un 2° posto ad Amsterdam, un 3° posto a Graz, un 1° posto a Berlino a cui seguirono 2 vittorie consecutive a Londra senza perdere nemmeno un partita.

L'anno seguente a New York entrò nella storia realizzando il punteggio perfetto di 13 vittorie su 13 partite, impresa riuscita molto raramente in tornei di alto livello.

Lasker sfidò Siegbert Tarrasch, ma dopo aver ricevuto il suo rifiuto sfidò direttamente il campione del mondo Wilhelm Steinitz, che avendo un bisogno disperato di denaro, accettò tentando di far passare la cosa come un gesto di sportività da parte sua.

Il campionato del mondo 1894 fu giocato a New York, Philadelphia e Montreal stabilendo che il titolo sarebbe andato a chi si fosse aggiudicato per primo 10 vittorie.

Prima della sfida Steinitz dichiarò che avrebbe vinto senza alcun dubbio, invece Lasker vinse 5 partite consecutive, mettendo in crisi Steinitz che chiese una settimana di riposo.

Al rientro dalla pausa Steinitz sembrò giocare meglio, vincendo 2 partite, ma Lasker si riprese e chiuse la sfida per 10 a 5 diventando campione del mondo.

Due anni dopo Lasker concesse la rivincita al suo predecessore, ma in questa occasione Steinitz si rivelò nettamente inferiore all'avversario, tanto che Lasker vinse per 10 a 2.

Nel 1907 difese il titolo contro Marshall, che non vinse per 8 a 0, l'anno seguente a Monaco difese il titolo contro il tedesco Tarrasch che lo definiva un giocatore da bar, capace di vincere le partite solo grazie a "sporchi trucchetti", ma Lasker vinse la sfida per 8 a 3, ma Tarrasch, non ammettendo la sconfitta, addebitò la colpa della sconfitta al clima umido.

Difese il titolo nel 1910 contro Schlechter, ed ancora contro Janowskia e al torneo di San Pietroburgo nel 1914 Lasker ottenne una delle sue più grandi vittorie, battendo i 4 giocatori più forti del mondo del momento (Capablanca, Alekhine, Tarrasch e Marshall), poi la prima guerra mondiale pose fine a qualsiasi possibilità di sfida mondiale.

Nel 1920 Lasker annunciò di voler abdicare al titolo a favore di José Raúl Capablanca, ma il cubano non gradì, poiché voleva conquistare il titolo sul campo.

L'incontro si disputò nel 1921, e dopo 14 partite mentre Capablanca era in vantaggio per 4 a 0 Lasker lamentò problemi di salute e abbandonò l'incontro, consegnando il titolo al cubano.

Nel 1933, Lasker, di origine ebrea, e sua moglie dovettero lasciare la Germania e trasferirsi prima in Inghilterra e poi in Unione Sovietica dove insegnò matematica.

Nel 1937 lui e la moglie lasciarono l'Unione Sovietica e si stabilirono negli Stati Uniti, dove fu buon amico di Albert Einstein col quale discusse vari aspetti della teoria della relatività.

Morì per una infezione ai reni l'11 Gennaio 1941 all'età di 72 anni a New York.

100 anni fa - L'11 Dicembre 1918 nasce lo scrittore russo Aleksandr Solzenicyn.

Nato a Kislovodsk crebbe in povertà con la madre e una zia a Rostov; lui avrebbe voluto andare all'Università di Mosca, ma le condizioni economiche non glielo permettevano, così si iscrisse alla facoltà di matematica dell'Università di Rostov dove si laureerà nel 1941.

A causa dell'indottrinamento martellante del totalitarismo bolscevico Solženicyn crebbe come il tipico uomo sovietico, corazzato, fedele discepolo dell'ideologia "bolscevica".

Nel 1940 si sposò con Nataša Resetovskaja; in seguito i due divorziarono e Solzenicyn si sposò una seconda volta nel 1973 assieme a Natalja Svetlova, da cui ebbe 3 figli.

Costretto ad abbandonare gli studi dopo l'invasione tedesca, combatté nella seconda guerra mondiale dove si guadagnò il grado di capitano e fu anche decorato 2 volte, ma il 9 Febbraio 1945 fu arrestato per aver criticato Stalin in una lettera privata ad un amico, e condannato a 8 anni di campo di lavoro nei gulag e, scontata la pena, al confino perpetuo.

Solženicyn scontò la prima parte della condanna in campi di lavoro correzionale poi, nel 1950, fu trasferito in un campo speciale per i prigionieri politici della città di Ekibastūz, in Kazakistan, dove lavorò come minatore, muratore e operaio in una fonderia.

Negli anni di gulag, non potendo scrivere, compose centinaia di versi imparandoli a memoria.

Dal Marzo 1953 Solženicyn inizia il suo esilio in uno sperduto villaggio nella steppa del Kazakistan, mentre sua moglie chiese ed ottenne il divorzio.

Solo ed abbandonato da tutti gli amici di un tempo, si ammalò di tumore ma solo nel 1954 gli fu permesso di essere curato nell'ospedale di Tashkent.

Durante questi anni di esilio, Solženicyn, lavorava di giorno e scriveva segretamente durante la notte, ed a 42 anni terminò il manoscritto di Una giornata di Ivan Denisovič che portò i gulag all'attenzione dell'occidente, provocando molte reazioni in Unione Sovietica.

Solženicyn tentò poi di pubblicare Padiglione cancro, ma gli venne negata la pubblicazione.

Nel 1965, il KGB sequestrò molti suoi manoscritti, ma lui continuava segretamente il lavoro ad uno dei suoi libri più sovversivi, il monumentale saggio di inchiesta narrativa Arcipelago Gulag, una fra le più lucide e complete denunce dell'universo comunista.

Oltre alla propria esperienza personale, Solženicyn raccolse le testimonianze di altri 227 ex prigionieri e condusse alcune ricerche sulla storia del sistema penale sovietico.

Il saggio descrive nei dettagli la vita nei campi di lavoro, gli interrogatori, il trasporto dei prigionieri, le coltivazioni nei campi, le rivolte dei prigionieri e la pratica dell'esilio interno.

La pubblicazione del libro gli valse grande popolarità, e l'inimicizia del regime sovietico.

Sfuggito ad un tentativo di avvelenamento da parte del KGB nel 1968, nel 1970 Solženicyn fu insignito del Premio Nobel per la letteratura, ma non poté ricevere il premio a Stoccolma, perché temeva di non poter più ritornare in patria una volta andato in Svezia, così ricevette il Premio Nobel solo nel 1974, dopo essere stato espulso dall'Unione Sovietica.

Il 13 Febbraio 1974 venne esiliato in Germania Ovest e privato della cittadinanza sovietica.

Giorgio Napolitano, allora alto dirigente del Partito Comunista Italiano, su "L'Unità" avallò le accuse del regime di Mosca e considerò giusta la scelta di esiliare lo scrittore.

Si trasferì negli Stati Uniti dove nel 1978 gli venne conferita la laurea ad honorem in letteratura dall'Università di Harvard.

Nei successivi 17 anni Solženicyn lavorò al suo ciclo di 4 romanzi storici La ruota rossa, ma e soltanto nel 1994 ritornò in Russia con sua moglie.

Dal suo ritorno in Russia Solženicyn ha pubblicato 8 racconti brevi, una serie di poesie in prosa, le memorie dei suoi anni in Occidente e la storia in 2 volumi delle relazioni tra russi ed ebrei (Due secoli insieme).

Solženicyn morì di infarto il 3 Agosto 2008, a 89 anni, e fu sepolto a Mosca con solenni funerali di stato.

Dopo la sua morte i leader russi e mondiali lo hanno ricordato come l'uomo forte e autorevole che si è opposto al sistema e che ha fatto conoscere al mondo le crudeltà dei campi gulag.

50 anni fa - Il 21 Dicembre 1968 viene lanciata la missione spaziale Apollo 8

Gli Stati Uniti si trovarono a rincorrere l'Unione Sovietica nella corsa allo spazio, aperta dal lancio nel 1957 dello Sputnik 1, così nel Gennaio 1961, il Presidente John Kennedy in risposta al nuovo primato stabilito dall'Unione Sovietica, che il 12 Aprile aveva lanciato con successo Jurij Gagarin, pose come obiettivo lo sbarco sulla luna entro il decennio.

La navetta spaziale Apollo 8 venne posta sulla cima del razzo il 21 Settembre e il complesso iniziò il suo lento viaggio di circa 5 km verso la piattaforma di lancio il 9 Ottobre successivo.

L'Apollo 8 venne lanciato il 21 Dicembre 1968 dalla rampa di lancio del John Kennedy Space Center, utilizzando un razzo Saturn 5 a 3 stadi per raggiungere l'orbita terrestre.

I 3 membri dell'equipaggio, il comandante Frank Borman, il pilota James Lovell e il pilota William Anders - vennero sottoposti ad un'accelerazione pari a 4 g e lanciati nello spazio, divenendo i i primi esseri umani ad uscire dalla gravità terrestre, ad osservare la Terra nella sua interezza, ad entrare nel campo gravitazionale della Luna, a vedere con i propri occhi il lato nascosto della Luna, ad essere testimoni di un'alba terrestre.

L'equipaggio mise la navetta nell'assetto Passive Thermal Control, facendola ruotare attorno al proprio asse longitudinale, alla velocità di circa un giro l'ora, affinché il calore irradiato dal Sole si distribuisse uniformemente sulla sua superficie, altrimenti la parte della navetta esposta alla luce solare diretta avrebbe superato i 200 °C, mentre quella in ombra sarebbe scesa a -100 °C, con danni allo scudo termico e alle linee di rifornimento del propellente.

La NASA aveva stabilito che durante il volo almeno un astronauta sarebbe dovuto rimanere sveglio per affrontare eventuali problemi che avrebbero potuto manifestarsi.

Borman fu il primo ad addormentarsi, ma si sentì male al risveglio, vomitò e accusò diarrea, lasciando l'interno della navicella piena di vomito e feci che l'equipaggiò ripulì alla meglio.

La NASA ritiene che Borman abbia sofferto di sindrome da adattamento allo spazio.

A 31 ore dal lancio, l'equipaggio realizzò una prima trasmissione televisiva in diretta, mostrando le attività di bordo, a cui seguì una seconda trasmissione televisiva a 55 ore dall'inizio della missione catturando le prime immagini televisive della Terra.

L'Apollo 8 impiegò 3 giorni per raggiungere la Luna.

Il 24 Dicembre, con una manovra delicatissima la navetta fu immessa su un'orbita lunare con quota rispetto alla superficie variabile tra 111 km e 312 km.

Orbitò intorno ad essa 10 volte nel corso di 20 ore, durante le quali l'equipaggio effettuò un'altra trasmissione televisiva in occasione della vigilia di Natale.

Dopo 10 orbite lunari, per un totale di 20 ore, l'equipaggio dell'Apollo 8 accese il propulsore per immettere la navetta su una traiettoria che l'avrebbe ricondotta sulla Terra.

Il giorno seguente, 124 ore dall'inizio della missione, la sesta ed ultima trasmissione televisiva dall'Apollo 8 mostrò le più belle immagini della Terra riprese fino a quel momento.

Dopo 2 giorni senza problemi, giunti a 14.500 km dalla Terra l'equipaggio si preparò al rientro.

Una volta che la capsula impattò con l'atmosfera, gli astronauti notarono che all'esterno della navicella si formava del plasma luminoso; il veicolo iniziò, allora, a rallentare tanto che gli astronauti dovettero sopportare una decelerazione massima di 7 g.

A 3 km di altezza vennero aperti i 3 paracadute e gli astronauti dell'Apollo 8 fecero ritorno sulla Terra all'alba del 27 Dicembre 1968, con un ammaraggio perfetto nell'Oceano Pacifico.

L'atterraggio avvenne a sud delle isole Hawaii, discostato di soli 2,6 km dal punto calcolato.

I sommozzatori raggiunsero la capsula dopo il levare del Sole, 43 minuti dopo l'ammaraggio e gli astronauti recuperati da un elicottero e portati a bordo della portaerei USS Yorktown.