La Lanterna del Popolo

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Rubrica: Un Tuffo nel Passato

a cura di Domenico Basile

La morte di Carlo Cattaneo, la nascita di Andrea Papandreou, Yasser Arafat diviene leader dell'OLP

 

© - La Lanterna del Popolo (2019)

Prosegue con questo numero la rubrica “Un Tuffo nel Passato”, con la quale ricorderemo fatti, avvenimenti e curiosità accaduti 50, 100, 150 e 200 anni fa, di cui la stampa si è ampiamente occupata a suo tempo, e che consentirà di ricordare o apprendere per la prima volta, avvenimenti che sono ormai parte della storia di questi ultimi 2 secoli.

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200 anni fa - Il 2 Gennaio 1819 muore Maria Luisa di Borbone-Parma.

Nata a Parma il 9 Dicembre 1851 Maria Luisa era figlia minore del Duca Filippo I di Parma e di sua moglie Luisa Elisabetta di Francia, figlia maggiore di Luigi XV di Francia.

Insieme a suo fratello, il futuro Duca Ferdinando I di Parma, e sua sorella, la Principessa Isabella di Parma Arciduchessa d'Austria, furono educati da Étienne Bonnot de Condillac, filosofo francese e membro dell'Accademia Francese, amico di Diderot e Rousseau.

Nel 1762 Maria Luisa si fidanzò con il cugino Principe delle Asturie Carlo, erede al trono e futuro Re Carlo IV di Spagna, che sposò il 4 Settembre 1765 nel Palazzo de La Granja.

Maria Luisa divenne fin dall'inizio la prima donna di corte, ma fu spesso descritta dai contemporanei come una donna estremamente brutta, selvaggia, viziosa e grossolana.

Il suo aspetto fisico fu in effetti danneggiato dai numerosi parti - tra le altre cose, perse i denti - ma faceva molti sforzi per vestirsi elegantemente.

Nel 1788, alla morte del suocero Carlo III, quando suo marito salì al trono divenne Regina consorte di Spagna: dominava completamente il marito, fu molto impopolare ed ebbe anche una cattiva reputazione, a causa del suo supporto alle politiche filofrancesi e delle sue presunte numerose storie d'amore, sebbene non vi sia alcuna prova di tali dicerie.

Maria Luisa ebbe 14 figli (oltre a 10 gravidanze non portate a termine), fra i quali vanno ricordati Carlotta Gioacchina (Regina consorte del Portogallo), Maria Luisa (Duchessa di Lucca), Ferdinando VII (Re di Spagna), Maria Isabella (Regina consorte delle Due Sicilie).

Maria Luisa non andava d'accordo con la nuora, la Principessa Maria Antonia di Borbone-Napoli, perché cercava di minare il suo potere, guidata da sua madre, Maria Carolina, e quando Maria Antonia morì di tubercolosi, di cui soffriva da diversi anni, più di qualcuno sostenne che fosse stata avvelenata da Maria Luisa, anche se non c'è alcuna prova di ciò.

Fu fatta prigioniera in Francia col marito, che aveva abdicato al trono di Spagna nel 1808, in seguito alle pressioni di Napoleone Bonaparte.

Anche dopo aver riacquistato la libertà, i coniugi reali non poterono più rientrare in Spagna, e dovettero trascorrere il resto della loro vita in esilio.

Morì il 2 Gennaio 1819 a Roma, ospite del Papa, ed è sepolta presso l'Escorial a Madrid.

150 anni fa - Il 21 Gennaio 1869 nasce in Siberia il mistico russo Rasputin.

Dotato fin fa giovane di un forte carisma e un'indole tesa alla spiritualità e al misticismo, nel 1905 conobbe la principessa Milica del Montenegro che nel 1905 lo introdusse a corte e lo presentò allo Zar, Nicola II Romanov, e alla moglie Alexandra.

Nell'Aprile 1907, Rasputin fu nuovamente invitato per vedere lo Tsarevich Aleksej Romanov, che era malato di emofilia di tipo B, ed era in cattivo stato di salute.

La malattia dello Tsarevich, tenuta segreta, non aveva una cura definitiva: la Zarina decise di rivolgersi a Rasputin che asseriva di aver la capacità di guarire attraverso la preghiera.

In effetti, a dispetto della prognosi infausta dei medici, già dal giorno dopo l'incontro con Rasputin, lo Tsarevich aveva dato segni di recupero, e in seguito a tali risultati, lo zar e la zarina gli permisero di visitare sempre più spesso la loro riservatissima casa.

Ma il monaco siberiano non era benvoluto a corte dove era ritenuto un ciarlatano e c'era chi sosteneva che drogasse lo Tsarevich con erbe curative tibetane.

Sebbene agli inizi la classe dirigente di San Pietroburgo fosse affascinata dal carisma di Rasputin, la sua vicinanza alla famiglia reale attirò ben presto su di lui invidie e pettegolezzi, fino ad insinuare che Rasputin fosse divenuto l'amante della zarina.

Il primo ministro Kokovtsov chiese allo Zar Nicola II di esiliare Rasputin, ma lo Zar rifiutò.

Nel 1914, Rasputin subì un primo attentato ad opera di una donna che lo pugnalò nello stomaco, ma sebbene colpito, Rasputin riuscì a prendere un bastone da terra con cui tramortì l'assalitrice, poi coperto di sangue, fu portato al più vicino ospedale.

Dimesso il 17 Agosto 1914, tornò a San Pietroburgo, ma l'attentato lo segnò tanto, al punto che iniziò a bere ed evitò al massimo gli incontri pubblici, ed i luoghi affollati.

Un altro tentativo di assassinio di Rasputin avvenne ad una festa dove un politico russo gli puntò una pistola; Rasputin lo invitò a sparare ma la pistola fece cilecca per ben 2 volte; poi Rasputin gli prese la pistola la puntò in aria e sparò, con stupore di tutti.

L'episodio fece subito il giro della capitale ed inizio a diffondersi la fama di "immortale".

Intanto scoppiò la guerra mondiale, e con la partenza dello Zar, Rasputin consigliava la zarina su ogni questione, così il deputato Vladimir Puriškevič, il principe Feliks Yusupov e il granduca Dmitrij Pavlovič iniziarono a progettare l'omicidio di Rasputin.

Temendo di morire, Rasputin, iniziò ad evitare di uscire di casa, ma la sera del 16 Dicembre 1916 Yusupov, il Dr. de Lazovert e Rasputin giunsero a Palazzo Yusupov dove Rasputin fu accompagnato in una stanza, recentemente insonorizzata del seminterrato.

I cospiratori, invece, attendevano in una sala del palazzo al piano superiore.

Yusupov offrì il tè a Rasputin insieme ad un buon numero di biscotti al cianuro, il tutto accompagnato da diverse bottiglie di vino provenienti dalla propria riserva privata.

Un'ora dopo Rasputin parve ubriaco ma non dava segni di avvelenamento, così Yusupov gli sparò colpendolo nel petto tra lo stomaco ed il fegato.

Dopo un po' Rasputin riaprì gli occhi, si lanciò contro Yusupov per poi lanciarsi verso le scale e tentare di uscire dal Palazzo, ma Puriskevich gli sparò ripetutamente.

Uno dei proiettili penetrò il rene destro e si conficcò vicino alla spina dorsale.

Rasputin cadde a terra sulla neve, appena fuori la porta; Jusupov lo colpì violentemente la nell'occhio destro con la scarpa, fece ancora un ultimo movimento e poi spirò.

Dopo aver scartato l'idea di bruciare il corpo, i cospiratori decisero di gettare il cadavere oltre il parapetto in un buco nel ghiaccio che ricopriva il fiume Malaya Nevka.

Lo Zar, avvisato dalla moglie, decise di ritornare nella capitale.

Il 19 Dicembre fu ritrovato il corpo di Rasputin sul quale fu eseguita l'autopsia.

Fu inoltre esaminato il contenuto dello stomaco e non furono rinvenute tracce di cianuro.

Il 21 Dicembre il corpo di Rasputin, deposto in una bara di zinco, fu sepolto alla presenza della famiglia imperiale e poche altre persone.

100 anni fa - Il 18 Gennaio 1919 hanno inizio i lavori della Conferenza di Pace di Parigi.

Il consiglio formato dai 5 capi di governo e i 5 ministri degli esteri delle maggiori potenze vincitrici (Stati Uniti, Italia, Francia, Gran Bretagna e Giappone - trattò le questioni più importanti dopo la fine della Prima Guerra Mondiale.

Il nuovo assetto politico e geografico dell'Europa fu discusso e definito dai 4 grandi: Woodrow Wilson il Presidente degli Stati Uniti, Georges Clemenceau, Primo Ministro francese, David Lloyd George, Primo Ministro britannico, e Vittorio Emanuele Orlando, Presidente del Consiglio italiano, coadiuvati dai rispettivi ministri degli esteri, Robert Lansing, Stephen Pichon, Arthur James Balfour e Sidney Sonnino.

La conferenza fu un vero e proprio terreno di scontro tra gli alleati, e un modo per imporre alla Germania le peggiori condizioni di resa, e venne nominata anche una commissione per la riparazione dei danni di guerra, col compito di stabilire la somma che ciascuno degli stati sconfitti avrebbe dovuto pagare per riparare i danni arrecati durante il conflitto, ma per la Germania era il concetto di "riparazione" a bruciare, perché imponeva di pagare non solo per la sconfitta, ma anche perché ritenuta responsabile di aver provocato la guerra.

Un ulteriore terreno di scontro tra gli alleati fu costituito dalle ex colonie tedesche appena conquistate, che non sarebbero state più restituite alla Germania.

La Francia ebbe la Siria e il Libano, la Gran Bretagna l'Iraq e la Palestina, nella cui parte occidentale si impegnò a creare un "focolare" per gli ebrei, il Sudafrica fu ricompensato con un mandato sull'Africa sudoccidentale tedesca, il Camerun e il Togo furono spartiti tra Gran Bretagna e Francia, mentre nel Pacifico il Giappone ottenne un mandato sulle isole Marianne, Caroline e Marshall, la Nuova Zelanda su Samoa e l'Australia sulla Nuova Guinea Tedesca, ma non pochi paesi vincitori rimasero scontenti.

Il Belgio si vide negare l'Africa Orientale tedesca, che aveva occupato e che avrebbe voluto conservare, ricevendo in cambio il Ruanda-Urundi, senza sbocchi sul mare.

L'Italia chiese mano libera per i commerci con l'Abissinia, ma la richiesta fu respinta poichè avrebbe potuto essere soddisfatta solo a spese di Francia e Gran Bretagna, che invece fece la parte del leone nella distribuzione delle colonie.

L'Italia chiese il rispetto del Patto di Londra, che avrebbe consentito all'Italia di ottenere tutta la Dalmazia, oltre e la città di Fiume, ma il Presidente americano Wilson non accettò, e il risultato fu che gli alleati opposero un rifiuto negando quanto promesso nel 1915.

Il neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (futura ex Jugoslavia) entrò in forte contrasto con l'Italia, reclamando non solo i territori assegnati all'Italia (Trieste, Gorizia, Istria, Dalmazia settentrionale), ma anche la Slavia Veneta, appartenente all'Italia dal 1866.

Dopo l'abbandono della conferenza da parte dei delegati italiani, il mito della "vittoria mutilata" e le mire espansionistiche nell'Adriatico divennero i punti di forza del movimento nazionalista italiano, in molti ambienti si diffuse la convinzione che gli oltre 600.000 morti della guerra fossero stati "traditi" e mandati inutilmente al macello, così il 12 Settembre 1919 una forza volontaria irregolare di nazionalisti ed ex-combattenti italiani, guidata da Gabriele D'Annunzio, occupò militarmente la città di Fiume chiedendone l'annessione.

Solo Giolitti, con il Trattato di Rapallo del 12 Novembre 1920, raggiunse un accordo con gli jugoslavi: l'Italia acquisiva quasi per intero il litorale austriaco comprendente le città di Gorizia e Trieste, nonché la quasi totalità dell'Istria.

Da questi trattati la cartina d'Europa uscì completamente ridefinita, ma il tentativo del Presidente Woodrow Wilson di creare stati "etnicamente omogenei" generò stati quali la Jugoslavia, destinati ad alimentare nuove tensioni, instabilità e conflitti tra popoli e nazioni.

50 anni fa - Il 30 Gennaio 1969 si svolge l'ultimo concerto dei Beatles.

Il 30 Gennaio 1969, la band, con l'aggiunta del tastierista Billy Preston, sorprese Londra con un concerto improvvisato sul tetto dell'edificio che ospitava gli uffici della Apple.

In 42 minuti i Beatles suonarono 9 brani prima di essere interrotti dalla polizia, chiamata da alcuni residenti infastiditi dal rumore e dalla folla che si era radunata ai piedi dell'edificio.

La storica esibizione venne ripresa dal regista Michael Lindsay-Hogg per l'inclusione nel film documentario Let It Be - Un giorno con i Beatles del 1970.

Non è ben chiaro di chi fu l'idea del concerto sul tetto, ma sicuramente il tutto venne deciso pochi giorni prima dell'esibizione, il 26 Gennaio durante una riunione alla Apple.

L'audio venne registrato impiegando 2 mixer a 8 piste installati nella cantina della Apple dal tecnico Alan Parsons, mentre il regista Michael Lindsay-Hogg portò la sua troupe sul tetto per catturare ogni immagine del concerto, incluse le reazioni dei passanti in strada.

Quando i Beatles iniziarono a suonare verso mezzogiorno, si creò una certa confusione in strada, con vari passanti incuriositi che guardavano in alto da sotto i 5 piani sottostanti.

Mentre la notizia dell'evento si diffondeva, folle di spettatori cominciarono a radunarsi nelle strade e sui tetti degli edifici nelle vicinanze.

Mentre la maggior parte rispose positivamente al concerto, la polizia si preoccupò immediatamente per il rumore e il traffico che si andava creando nella zona.

Inizialmente, gli impiegati della Apple si rifiutarono di far entrare gli agenti, cedendo solo in seguito alla minaccia di arresto.

Quando la polizia salì sul tetto, i Beatles si resero conto che il concerto sarebbe stato interrotto a breve, ma continuarono comunque a suonare ancora per svariati minuti.

Paul McCartney improvvisò sul testo della sua canzone Get Back per ironizzare sulla situazione: "Siete andati ancora a suonare sul tetto, e questo non è bello, sapete che non fa piacere alla vostra mamma... si arrabbia... vi farà arrestare tutti! Tornate indietro!".

Il concerto ebbe fine al termine di Get Back, con l'esclamazione scherzosa di John Lennon: "Vorrei ringraziarvi a nome del gruppo e speriamo di aver superato l'audizione".

Il concerto dei Beatles sul tetto della Apple, (detto anche "Rooftop Concert") segnò la fine di un'epoca per molti appassionati di musica e fan del gruppo.

La band incise ancora un ultimo album, Abbey Road, ma nel Settembre 1969 i Beatles si erano già separati anche se non ufficialmente.