La Lanterna del Popolo

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Rubrica: Una Parola di Troppo

a cura di Luigi Federico Agosteo

Una manovra economica vergognosa

I Monti sono diminuite da tre (Tremonti) ad uno (Monti) ma la storia è sempre la medesima

Bisogna riconoscere che il mestiere del politico, almeno in Italia, ma penso un po’ ovunque, è il più bello del mondo!

Essi, i politici, eletti dal popolo solo formalmente, ma in effetti su specifica e immodificabile designazione della segreteria del loro partito, possono fare il bello ed il cattivo tempo.

Innanzitutto possono, da un’ora all’altra, cambiare schieramento, come ha fatto l’ormai celebre onorevole Scilipoti, che passerà alla storia del nostro povero paese come il simbolo della degradazione morale cui può giungere un uomo che di pubblico ha solo la sfrontatezza.

Possono, di seguito, dire peste e corna di tutto e di tutti, senza timore di essere smentiti, contestati o querelati; possono discettare in ogni materia dello scibile umano, sostenendo di avere sapienza e scienza anche se hanno solo la terza elementare; possono imporre cretini patentati in delicati posti chiave, creando le immancabili premesse per mandare tutto in malora; possono godere di privilegi assurdi e pretendere di essere rispettati e venerati come divinità di un Valhalla a loro esclusivo uso e consumo.

Ma nonostante tutto ciò, la cosa potrebbe anche essere sopportata perché ognuno di noi continuerebbe a farsi le proprie serie faccende e si comporterebbe come capita nelle famiglie dove c’è un parente un pochino tocco e nei suoi riguardi viene esercitata la santa virtù della pazienza.

Il fatto è che c’è ben di peggio, nell’assurda logica della deleteria e spesso criminosa politica: questi uomini di dubbia estrazione, dubbia competenza e ancor più dubbia moralità, gestiscono infatti il patrimonio dello Stato Italiano e questo patrimonio è formato dai nostri (e non loro) soldi, quelli che guadagniamo con il nostro (e non loro) sudore; questo patrimonio è formato dai nostri (e non loro) risparmi che di padre in figlio abbiamo cercato di mettere da parte per rendere migliore l’esistenza ai nostri figli; questo patrimonio è formato dalle nostre (e non loro) case, terreni ecc…, spesso ereditate dai padri che a loro volta le hanno ereditate dai nonni, o acquistate a caro prezzo, facendo onerosi mutui.

In buona sostanza lo Stato non possiede nulla che non sia totalmente nostro, perché ha acquisito tali possedimenti utilizzando i nostri soldi, versati sotto  forma di tasse, quasi sempre inique, ovvero iniqui balzelli di ogni tipo e specie.

Ne consegue che lo stato amministra, in nome e per conto terzi, gli averi dei cittadini i quali sono pertanto paragonabili agli azionisti di una società per azioni; questi azionisti hanno investito i loro averi nella società, hanno eletto un Consiglio di Amministrazione, vale a dire il Parlamento e attendono da questo investimento, i relativi utili o dividendi, sotto forma di tutela costituzionale e dei tanto strombazzati servizi sociali.  

Se ciò non accade, se accade male o, peggio ancora, se la società rischia il fallimento, scatta la responsabilità degli amministratori e ciò a stretta norma di legge.

Recita invero la legge italiana “…gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze. Essi sono solidalmente responsabili verso la società dei danni derivanti dalla inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori. In ogni caso gli amministratori sono solidalmente responsabili se, a conoscenza di fatti pregiudizievoli non hanno fatto quanto potevano per impedire il danno od eliminarne ed attenuarne le conseguenze”.

Quanto sopra è di una chiarezza adamantina e va specificato che tali norme sono state - si - elaborate dai giuristi, ma emanate poi dal Parlamento che, come è noto, è l’organo che fa le leggi, mentre la Magistratura le applica.

Ed allora, chiederete la cosa sarebbe molto semplice:

(a) visto che il parlamento è in effetti un Consiglio di Amministrazione composto da deputati che sono ovviamente amministratori; (b) visto che detti amministratori non hanno saputo amministrare come avrebbero dovuto; (c) visto che, essendo a conoscenza dei rischi di default non hanno saputo o voluto fare nulla per evitarlo; (d) visto che solo alcuni hanno fatto notare il loro dissenso sulla politica che ha condotto al default; visto tutto ciò, si avvia un’azione di responsabilità nei confronti di questi amministratori fallimentari e si procede per ottenere il risarcimento danni.

Sento già lo scroscio di risate che molti faranno nel leggere queste semplici, elementari e doverose osservazioni.

E le risate ci stanno proprio, anche se sono risate amare o, come direbbe un volgarone, sono “cavoli” acidi!

Infatti, carissimi e come me sfortunatissimi lettori, gli amministratori politici hanno - si - fatto cilecca, hanno - si - portato l’Italia sull’orlo del fallimento, ci hanno - si - riempiti di debiti (e mentre  scrivo continuano a farli emettendo miliardi di Bot ed affini), hanno - si - fatto sparire tutti i nostri risparmi, si sono - si - fottuti migliaia di miliardi di contributi pensionistici, hanno - si - raschiato con cura il fondo del barile Italia, hanno - si - rubato a man bassa, malversato, distolto, truffato, sgraffignato e chi più ne ha più ne dica, hanno - si - in buona sostanza trasformato il parlamento in una innominabile congrega… ma, c’è sempre il solito e maledetto ma all’italiana… non hanno né colpe né responsabilità oggettive, perché hanno fatto tutto ciò nell’esercizio del loro mandato e quindi chi paga dobbiamo essere noi, con quali soldi non riesco proprio a capire.

A tutti è nota la spaventosa situazione nella quale il governo Berlusconi ci ha posti: su tutto troneggia il così detto “debito sovrano”, un debito che può essere tranquillamente definito apocalittico, che nessuno può quantificare con certezza, che incombe come la spada di Damocle sulla testa degli italiani, che inquina l’intera economia europea, che ci pone alla mercé degli speculatori, che rischia di trasformare l’Unione Europea in una vera e propria Cambogia economica.

Questo per non parlare della situazione interna, dove i posti di comando sono per lo più in mano a loschi faccendieri, la cui principale attività è stata quella di succhiare denaro ovunque risultasse possibile; dove le leve decisionali erano subordinate agli interessi di casta ed alla assoluta tutela del Silvio nazionale; dove per anni sono state sistematicamente prosciugate le casse di tutte le società collegate allo stato, di ogni ente pubblico, delle più misteriose fondazioni, e non basta il vocabolario per completare il quadro.

Ho usato il verbo al passato, ma in effetti questo stato di cose prosegue e, forse, si aggrava in vista dell’immancabile tracollo, del prossimo armageddon dell’umanità, che non è stata capace di capire per tempo che la politica non può e non deve essere esercitata da politici, ma da persone capaci e competenti, che si pongono al servizio dello Stato e non usano invece lo Stato come fonte di lucro e di potere.

Ed ora è arrivato alla ribalta, un inaspettato e poco conosciuto ospite, tale Monti Mario, classe 1943, nato a Varese, economista e più volte Commissario Europeo.

Un non politico, così si afferma, ma un tecnico puro, laureato alla prestigiosa Università Bocconi e poi Rettore della medesima: questo signore, anche a giudizio del nostro Presidente della Repubblica, dovrebbe risanare l’Italia.

Ora, non abbiatevene a male, quello che sto per scrivere susciterà certamente un coro di proteste e di vivaci critiche, partendo dal fatto che, almeno in Italia, vige il ferreo principio  di origine latina che ubi major minor cessat, ossia di fronte al più importante, il meno importante deve farsi da parte.

E chi vi scrive è certamente meno importante di Monti Mario anzi non conta nulla e l’unica cosa che può accomunarlo all’attuale Presidente del Consiglio, è l’appartenenza alla categoria degli economisti, lui di prima classe, io di ultima.

Ma, debbo doverosamente aggiungere, l’economia ha delle regole che non badano se chi le applica è di prima od ultima classe; sono semplicemente delle regole universali che funzionano se vengono rigorosamente rispettate, che non funzionano affatto se vengono travisate o deformate.

A me pare che la manovra varata dal sunnominato Monti Mario, più che una manovra seriamente risanatrice, sia una manovra definibile d’accatto ossia di seconda mano, alla quale non solo è difficile credere, ma che lascia perplessi, almeno noi economisti di infima classe.

Debbo precisare che in economia, quando si deve procedere ad una ristrutturazione, onde evitare il fallimento, si analizzano innanzitutto i costi e si agisce subito sui medesimi, essendo inutile aumentare i ricavi (aleatori e di dubbia individuazione) quando i costi (certi e facilmente individuabili) erodono con ferocia, senza sosta e crescono vorticosamente in misura spesso esponenziale.

Tutte le altre regole economiche, se non si applica questo assioma, non solo sono inutili perché non funzioneranno mai, ma possono essere dannose, perché favoriscono l’arresto della domanda avviando la recessione.

Ebbene, la manovra di Monti Mario non si preoccupa dei veri costi, ma dei supposti ricavi.

E dove decide di ricavare i supposti ricavi?

Dalle tasche degli italiani, ma non tutti, solo quelli che potranno essere colpiti senza fatica, perché pagano le tasse in busta paga, in una commedia ormai perennemente (e tragicamente) di scena sui palcoscenici italiani.

E dove decide che questi poveri Cristi vengano colpiti?

Innanzi tutto nelle pensioni, ossia colpendo e punendo coloro che hanno versato miliardi e miliardi prima di lire poi di euro, ed ora constatano che i loro soldi sono stati rubati, non ci sono più (ma forse non ci sono mai stati) e se vogliono la pensione debbono sperare che le generazioni attive continuino a pagare contributi sempre più pesanti, altrimenti le casse dello stato si chiudono per mancanza di liquidi; una vera e propria bancarotta fraudolenta!

E, nel seguito della manovra, dove decide quali debbono essere gli altri poveri Cristi da spolpare?

Ovviamente le famiglie che hanno avuto il torto di acquistare una casa per viverci e poi lasciarla ai figli, che potranno così avere un futuro migliore.

Non elenco le altre componenti della manovra perché è più semplice leggerla e perché scrivendola mi viene il vomito.

Ma alcune osservazioni voglio egualmente farle, precisando che in qualsiasi paese civile se si debbono chiedere sacrifici ai cittadini (che non hanno certo fatto loro i debiti ma coloro che ora chiedono i già citati sacrifici), si dimostra subito a detti cittadini che i primi a fare i sacrifici sono coloro che li richiedono e che sono in effetti i veri colpevoli del default.

Ma, avete forse letto che Monti Mario abbia dichiarato che ha subito abolito il finanziamento pubblico ai partiti?

Ha forse detto che ha subito dimezzato lo stipendio ai così detti onorevoli ed agli altrettanto così detti manager pubblici?

Ha forse detto che ha proibito il versamento delle liquidazioni ai manager in odor di porcherie?

Avete per caso sentito dire che vengono abolite auto blu, scorte di sicurezza (se hanno paura cambino mestiere che è meglio), indennità, aerei privati e via discorrendo?

Vi risulta che abbia pregato la magistratura di accertare dove sono finiti i soldi dei nostri contributi?

Potrei proseguire all’infinito, senza ottenere alcuna risposta.

Il sunnominato Monti Mario ha invece aumentato l’IVA, creando così le premesse per un rincaro dei prodotti e la conseguenza immediata è stata un ulteriore crollo dei consumi e il dimezzamento degli acquisti di queste festività.

La manovra, lo scrivono i principali giornali italiani e stranieri, vale 35 miliardi di euro e ben l’85% deriva da nuove tasse, percentuale che - sicuramente - raggiungerà in effetti il 90%.

Tale, già di per se sola, enorme cifra, se aggiunta a quelle varate quest’anno dal governo Berlusconi, raggiunge il micidiale a spaventoso totale di 76 miliardi per l’anno 2013 ed 81 per l’anno 2014; ciò significa che gli italiani saranno spremuti per oltre 158 miliardi di euro nell’arco di 2 anni!

Cose da pazzi conclamati, se si considera che a tali sacrifici non corrispondono risparmi pubblici e politici che dovrebbero essere almeno il doppio, mentre invece lasciano inalterata la ricchezza dei politici e dei grandi potentati economici: ed in effetti nulla si dice a proposito di una patrimoniale, che di per se sola sarebbe stata sufficiente a rimettere a posto i conti dello Stato; forse perché anche Monti Mario tiene famiglia?

Ed ora, dulcis in fundo, veniamo alla pagina più vergognosa di questa pseudo operazione di salvataggio: intendo parlare del ricorrente ritornello dell’evasione fiscale e delle misure che si intendono adottare per combatterla e debellarla.

Premetto subito che condanno senza appello l’evasione fiscale e trovo giusto e doveroso che la si debba combattere e debellare; ma occorre fare dei distinguo e qui li faccio.

(a) Non bisogna mai dimenticare che causa prima della evasione fiscale è la pressione, anzi l’oppressione.

I padri della moderna economia ponevano il limite di tale pressione, (insuperabile a  loro giudizio) al 35%.

Oltre, essi sostenevano, si entrava nell’illiceità fiscale ed il cittadino avrebbe potuto ragionevolmente reagire e non avere obiettivamente colpe per tale reazione.

Ed oggi, mi dica, signor Monti Mario, economista di chiara fama: qual è la pressione fiscale italiana?

Va raggiungendo e superando il 50%!

Se poi si considerano i costi indiretti, tipo le accise sulla benzina, i bolli, l’IVA stratosferica e altri balzelli parafiscali, la pressione supera di gran lunga il 65% ed il cittadino è costretto a lavorare 7 mesi per voi politicanti ed economisti di chiara fama, che sapete solo chiedere e nulla dare.

Ed allora, cosa dobbiamo fare, secondo Lei?

Pagare e tacere, in attesa che la percentuale salga ancora e non ci lasci nemmeno più il denaro per comperare i fazzolettini con i quali asciugarci le lacrime?

(b) Non bisogna dimenticare che l’equità fiscale non è data solo dalle aliquote riferite al reddito, ma anche dall’adeguamento di tali aliquote al reale potere di acquisto.

Ed allora, mi dica signor Monti Mario, trova equo che un vecchietto, con una pensione lorda di 800 euro mensili (ed è già fortunato), se la veda decurtare del 30% e cioè trovi in busta 560 euro, con i quali dovrebbe vivere un mese intero?

Ciò mentre i prezzi sono in costante ed inarrestabile ascesa.

Tutto ciò senza ricordare che i contributi versati da questi cittadini sono spariti e nessuno vuole dire dove sono finiti.

(c) Perché si meraviglia e si indigna pure se milioni di italiani dichiarano di non disporre di un conto corrente?

Cosa vuole se ne facciano di un conto corrente (che costa), dei poveri derelitti da poche centinaia di euro al mese?

Dove vive, signor Monti Mario?

Sul monte del dio Apollo e delle muse, cioè sul Parnaso?

(d) Non trova vessatorio e antidemocratico che si voglia togliere la riservatezza ad ogni operazione bancaria, con la scusa di scoprire gli evasori fiscali, ma col vero scopo di tartassare i cittadini comuni, che sono i soli a pagare le folli manovre fiscali che si succedono di governo in governo.

(e) Si rende conto, signor Monti Mario che ogni aumento dei costi fa decrescere i consumi non in misura proporzionale ma in misura esponenziale, stante l’effetto boomerang?

E se i consumi decrescono come aumenterà la produzione?

Forse le fabbriche dovrebbero produrre per i magazzini?

Fallirebbero nel giro di pochi mesi e lei lo sa bene, ma forse le fa comodo non ricordarlo, ora che siede a Palazzo Chigi.

Credo che questo basti per far capire al lettore che l’evasione fiscale non è solo dovuta allo scarso senso civico dei cittadini, ma soprattutto all’indegna voracità dello stato italiano che, unico al mondo, dispone perfino di una specifica forza armata per gestire la finanza pubblica.

I metodi alla Ghestapo di hitleriana memoria non hanno mai prodotto effetti, se non l’opposto di ciò che si voleva ottenere e sarà così anche in Italia.

Il risanamento dei conti pubblici passa attraverso una sola strada: quella della radicale riduzione dei costi ed i costi si riducono chiedendo - si - sacrifici ai cittadini ma dimostrando agli stessi che chi li chiede è il primo a sostenerli.

L’assurdo di tutto ciò sta poi nella semplice constatazione che una patrimoniale secca del 15% sui patrimoni superiori al milione di euro avrebbe risolto il problema e, in fondo, avrebbe drenato risorse a chi ne avrebbe risentito ben poco e non avrebbe fatto altro che restituire alla collettività una minima parte dei privilegi finanziari goduti (spesso indebitamente e indecentemente) negli anni passati.

Ecco perché la manovra del signor Monti Mario, classe 1943, origini lombarde, economista di chiara fama, è veramente ed inequivocabilmente vergognosa!