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La Lanterna del Popolo |
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Progetto pista ciclabile Carovigno-Riserva Naturale di Torre Guaceto Ammesso a finanziamento per 1.000.000 euro il progetto della ciclovia nell'ambito del CIS Costa Adriatica
© - La Lanterna del Popolo (2026) di Domenico Basile Ci sono opere che, ancora prima di essere realizzate, hanno già il potere di far sognare, e la ciclovia Carovigno-Santuario di Belvedere-Torre Guaceto appartiene certamente a questa categoria. Il progetto annunciato dal Sindaco di Carovigno promette un itinerario ciclopedonale di circa 14,5 km capace di collegare il centro urbano in primis al Santuario di Belvedere e quindi alla Riserva Naturale di Torre Guaceto. Un percorso immerso nella campagna, nella storia e nel paesaggio, con una parte realizzata su sede propria e un'altra lungo la viabilità esistente. La Giunta comunale ha approvato il progetto preliminare e l'amministrazione ha annunciato l'obiettivo di arrivare all'appalto entro Dicembre 2026, con un cantiere della durata prevista di circa 6 mesi. Insomma, sulla carta tutto molto bello, anzi, bellissimo, come diceva qualcuno, ma proprio perché l'idea è bella, sarebbe un peccato fermarsi al rendering. La scetticità nasce dal fatto che l’idea della ciclovia non è nata ieri, ma molti anni fa, anche se all’epoca si parlava soltanto di un pista ciclabile fino al Santuario di Belvedere, una progettualità che nonostante siano trascorsi i decenni è sempre rimasta lettera morta. Purtroppo di progetti annunciati e mai trasformati in cantieri Carovigno ne ha già visti abbastanza. Un conto è tracciare una linea su una planimetria, immaginare una pista che attraversa il territorio e mostrarne il suggestivo risultato attraverso un rendering, un altro è andare materialmente su quei terreni, verificare proprietà, vincoli, autorizzazioni, pendenze, interferenze, sicurezza, accessi e disponibilità delle aree. Ed è qui che cominciano le domande, e la prima riguarda gli espropri. Per realizzare una pista ciclabile su sede propria occorre disporre delle aree necessarie, e un territorio rurale come quello attraversato dal percorso è inevitabilmente caratterizzato dalla presenza di numerose proprietà private. Quanti saranno gli espropri necessari? Quanti proprietari saranno coinvolti? Qual è la situazione catastale delle aree interessate? Quanto delle risorse disponibili sarà destinato agli eventuali indennizzi? E soprattutto: il milione di euro finanziato sarà sufficiente a coprire l'intero intervento, compresi gli eventuali costi legati all'acquisizione delle aree? Sono domande tutt'altro che secondarie. Perché un'opera pubblica può avere un progetto magnifico, ma se deve attraversare decine di proprietà private la sua realizzazione può risultare molto più complessa di quanto appaia sulla carta. Altra questione che merita attenzione riguarda la conformazione del territorio. Chi conosce la strada tra Carovigno e Torre Guaceto sa bene che non ci troviamo davanti a una pianura perfettamente uniforme, e una pista ciclabile non è soltanto una strada alla quale si aggiunge un cartello con una bicicletta. Bisogna progettare pendenze compatibili con la fruizione da parte di famiglie, bambini, anziani, adeguatezza del fondo, drenaggio delle acque meteoriche e massima continuità del percorso. La domanda è quindi inevitabile: come sono stati affrontati i dislivelli nel progetto? Quali sono le pendenze massime previste? Dove saranno necessari interventi di modellazione del terreno? Perché se la ciclovia doveva essere utilizzata soltanto da ciclisti allenati, avremmo realizzato qualcosa di molto diverso da quello che l'amministrazione racconta quando parla di un percorso per “cittadini, famiglie, sportivi e turisti”. C'è poi un altro elemento che non dovrebbe passare inosservato. La ciclovia sarà realizzata solo in parte su sede propria. Nel tratto verso Torre Guaceto proseguirà infatti su sede stradale, utilizzando la viabilità esistente. Anche questa è una scelta progettuale comprensibile, soprattutto in un territorio nel quale realizzare una sede ciclabile completamente separata dal traffico per 14,5 km potrebbe risultare estremamente complesso e costoso, ma significa che la sicurezza di quel tratto diventa fondamentale. Quali strade saranno interessate? Quale sarà il livello di traffico? Come verrà separato il traffico automobilistico da quello ciclabile? Quale segnaletica verrà utilizzata? Saranno previsti sistemi di protezione nei punti più pericolosi? Perché chiamare “ciclovia” un “itinerario” è una cosa, realizzare un percorso realmente sicuro per chi pedala è un'altra. Anche il rapporto tra risorse e lunghezza del percorso merita una riflessione. Il finanziamento previsto dal CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo) è di un milione di euro per un itinerario di circa 14,5 km. Non significa naturalmente che il progetto non possa essere realizzato, ma bisognerà fare molta attenzione alla qualità delle opere. E allora sarà interessante capire che cosa resterà effettivamente dei 14,5 km immaginati nel rendering quando si passerà dal disegno alla contabilità dei lavori. Tutte queste domande, però, non devono essere interpretate come una bocciatura dell'idea. Al contrario, proprio perché il progetto è importante bisogna augurarsi che venga realizzato nel migliore dei modi. Collegare Carovigno al Santuario di Belvedere e a Torre Guaceto attraverso un percorso dedicato o adeguatamente protetto significherebbe creare una nuova modalità di fruizione del territorio. Potrebbe essere un'opera importante per il turismo lento, per lo sport, per le famiglie e per la valorizzazione di un patrimonio naturalistico che rappresenta una delle principali ricchezze di Carovigno. Per questo non resta che augurarsi che questa sia davvero la volta buona. Ma proprio perché negli anni passati l'idea era già stata inserita nella programmazione senza arrivare alla realizzazione, oggi non servono solo annunci. Il rendering è bellissimo. Il percorso disegnato sulla carta è intrigante. L'idea di partire da Carovigno, attraversare il paesaggio rurale, raggiungere il Santuario di Belvedere e arrivare fino alla Riserva di Torre Guaceto è di quelle capaci di entusiasmare. Ma la vera sfida comincia adesso. E se questa volta Carovigno riuscirà davvero a passare dal rendering al cantiere e dal cantiere alla bicicletta, allora sì, avrà realizzato qualcosa di importante.
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